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Sessione 9815/07/26Atto VI — Le prove del Re Uragano

Borgard delle Profondità

Gli Scagliatempeste affrontano il gigante anfibio Borgard tra nebbia, illusioni e colpi agli alleati. Lo costringono alla resa senza perdite e conquistano il porto con un finale spettacolare.

La mattina della prova extra, gli Scagliatempeste si preparano con cura sulla propria nave: affilano le armi, approntano frecce intrise di acido e rafforzano le difese con potenti incantesimi protettivi. Discutono la strategia migliore per affrontare lo scontro imminente, decidendo come disporsi sul ponte e quali poteri sfruttare al momento opportuno. L'ordine delle prove è già stabilito: apriranno le Serpi di Smeraldo, poi toccherà agli Scagliatempeste e infine agli Uomini Pesce.

Quando il sole si avvicina allo zenit, Porto Periglio si accende di una folla in visibilio. Il Re Uragano arriva scortato dal fedelissimo vicecapitano Tsadok e sale a bordo della maestosa nave di Mace Darimar, un'imbarcazione di coralli e scogli che sembra un ecosistema anfibio vivente. Sul ponte vengono allestiti tre troni, destinati al Re Uragano, a Darimar e all'arbitro Grison, riconoscibile nella sua inconfondibile tunica blu. Poco dopo giunge anche la Triplice Alleanza: Endymion, pirata nobile dall'aspetto impeccabile, con cipria bianca sul volto, baffi arricciati all'insù e un tricorno oversize; Lady Cerise, la Dama del Terrore, segnata da cicatrici e da capelli neri con riflessi viola, dura come il ferro; e la mezz'elfa Tessa Buonvento, giovane e seducente, con una lunga treccia rossa fino alla vita e una balestra alla cintura.

Grison apre le prove spiegando le uniche regole che contano: sopravvivere, sconfiggere la creatura e offrire il miglior spettacolo possibile. Le prime a scendere in campo sono le Serpi di Smeraldo. La loro nave verde smeraldo viene condotta al centro della baia, chiusa da catene e funi che rendono impossibile la fuga. Dalle profondità emerge un leviatano, che assale l'imbarcazione con sferzate di coda da un lato e morsi letali dall'altro, stringendo le combattenti in una tenaglia mortale. Le Serpi rispondono con agilità straordinaria: schivano, saltano e scagliano frecce contro la creatura, dimostrandosi guerriere formidabili.

Lo scontro dura quasi due minuti. Quando sembra che le Serpi stiano per cedere, la loro capitana sfodera una spada dalla lama verde incandescente e si muove con velocità sovrannaturale, quasi teletrasportandosi ai piedi del leviatano per aprirgli tre profondi squarci nel ventre. La creatura, sanguinante e sconfitta, si inabissa senza più riemergere. Grison conta fino a dieci tra effetti pirotecnici e dichiara la vittoria delle Serpi, che lasciano l'arena con due morti e diversi feriti gravi, ma con tre punti preziosi nella competizione.

Arriva quindi il turno degli Scagliatempeste. I sette combattenti prendono posizione sul ponte della propria nave, pronti ad affrontare lo sfidante. Mace Darimar si alza e presenta Borgard: un gigante delle profondità, esule dalla sua tribù per aver rifiutato di massacrare gli abitanti della superficie, guerriero formidabile e sciamano benedetto dai poteri della palude. Poi il pugno d'osso del Re Uragano si leva al cielo e ricade, dando inizio alla prova. Per lunghi secondi non accade nulla. Infine, una fitta nebbia magica comincia a salire dal mare e avvolge navi e porto in un manto impenetrabile, oscurando la visuale a quasi tutti i combattenti.

È Raiden a spezzare l'incantesimo: dal suo potente bastone scatena una violenta folata di vento, che spazza via la nebbia come un piccolo tornado. La folla esplode in applausi quando Borgard appare in tutta la sua imponenza: un gigante anfibio dagli occhi gialli, con pinne sulla testa e una muscolatura massiccia, saldo sul ponte come una montagna vivente. Il combattimento comincia subito. Fulvius apre le danze affondando la spada nel ventre coriaceo del gigante, mentre Adam lancia su Heryck un incantesimo che lo fa crescere a dismisura, rendendolo abbastanza grande da affrontare Borgard quasi alla pari. Pathapios invoca la benedizione di Desna, e una luce a farfalla gigante discende dal cielo infondendo nei compagni vigore, velocità e precisione.

Heryck, ormai colossale, si avventa sul gigante con l'ascia e apre ferite devastanti nella pelle coriacea di Borgard. Il gigante risponde con un urlo lancinante, ma non è un semplice grido: è un'arma sovrannaturale che penetra nella mente degli avversari e li trascina in visioni distorte della realtà. Per un istante Heryck si ritrova in un'arena orchesca, acclamato da una folla tribale mentre affronta un mammut, poi scuote la testa e torna alla realtà. Adam vede emergere dall'oceano un occhio abissale, da cui scende suo fratello, infame e beffardo, prima che la visione svanisca in un battito di ciglia. Ful si ritrova a combattere il nemico senza sapere che sta per attaccare gli alleati. Pathapios, protetto dal medaglione e dal marchio, resta invece indifferente all'urlo: sente soltanto il fuoco bruciargli dentro, così come Raiden, Kenan e Tristana che sull’albero maestro, è troppo lontana per la capacità magica.

Mentre il gruppo cerca di riprendersi, Borgard sembra cedere sotto i colpi: la sua pelle si rinsecchisce e si scurisce. Ma è un inganno. Il corpo del gigante si gonfia all'improvviso ed esplode in una bolla di fango maleodorante, che investe il ponte con violenza e scaraventa a terra quasi tutti i combattenti. Una risata echeggia nell'aria mentre una seconda figura, identica alla prima, emerge dall'acqua: è il vero Borgard, questa volta armato di un enorme arpione incatenato e pronto a combattere sul serio. Con una spazzata orizzontale devastante, colpisce duramente Pathapios e Raiden “i due tank del gruppo” dimostrando che lo scontro è appena cominciato.

Il caos si impadronisce del ponte quando l'aura mentale di Borgard, simile al canto di una sirena ma ancora più potente, comincia a fare effetto su Fulvius, Heryck e Adam. Fulvius, con gli occhi accesi da una luce innaturale, si volta convinto di avere il nemico davanti e attacca Kenan con tutta la sua forza. Heryck lotta contro visioni del passato che minacciano di spezzargli la concentrazione e colpisce Raiden mettendolo a tappeto mentre Adam fatica a distinguere la realtà dall'illusione. Kenan, rimasto lucido, sfrutta l'occasione per colpire Borgard alla testa con un proiettile preciso, tentando di destabilizzare a sua volta la mente del gigante.

Dall'alto dell'albero maestro, Tristana osserva la scena con occhio freddo e calcolatore. Prima colpisce con le frecce poi scende agile lungo una corda tesa tra i due alberi e si nasconde, scagliando frecce intrise di acido che corrodono la pelle del gigante a ogni impatto. Pathapios cura i compagni incanalando due volte in un turno e Raiden, appena riportato in piedi evoca una tempesta di ghiaccio che investe il ponte, offusca i sensi di Borgard e gli infligge ulteriori danni da freddo. Lo stesso Raiden, cercando di contribuire in modo creativo, evoca uno sciame di scimmie folli che si avventano sul gigante per disarmarlo; Borgard però le spappola tutte con un unico colpo, tra le urla esterrefatte dei compagni.

La lotta infiamma, Kenan è trascinato dall’arpione e rischia la vita, Pathapios continua a curare e gli altri cercano di sopravvivere alla confusione. È Fulvius, finalmente libero dalla confusione mentale, a cambiare definitivamente le sorti dello scontro. Con quattro attacchi fulminei, tra cui due colpi critici di devastante precisione, il guerriero squarcia il corpo di Borgard e gli infligge ferite tanto profonde da lasciare tutti senza parole. Il gigante, che fino a quel momento ha resistito grazie alla pelle coriacea e alla sua enorme vitalità, si ritrova d'un tratto in balia del gruppo, gravemente ferito e incapace di reagire. L'odore acre della sua melma si diffonde sul ponte, mentre sangue scuro cola dalle ferite aperte.

Adam coglie il momento di debolezza e lancia un potente incantesimo di comando, costringendo Borgard a inginocchiarsi. Le sue enormi ginocchia si abbattono sul legno del ponte con un tonfo sordo. Kenan si avvicina lentamente, gli punta la pistola in faccia e, con voce ferma, gli ricorda di aver già visto cosa il gruppo è capace di fargli. Il gigante, in ginocchio e sconfitto, oscilla tra orgoglio e resa, ma non trova la forza di opporsi. In un ultimo gesto disperato, si dissolve allora in una massa di fango che cola tra le assi del ponte e scivola in mare.

Kenan non lascia che la scena si chiuda nel silenzio. Dal suo tatuaggio scatena un geyser d'acqua bollente proprio sotto la massa fangosa del gigante mentre questa si inabissa, sollevando un'esplosione di vapore e spruzzi che, incrociando la luce del sole, disegna un arcobaleno spettacolare sopra le acque del porto. La folla esplode in un boato di applausi, mentre Borgard, umiliato e sconfitto, nuota mestamente verso la nave di Mace Darimar con la coda tra le gambe. Gli Scagliatempeste restano in piedi, senza perdite, dopo uno degli scontri più caotici e spettacolari che Porto Periglio abbia mai visto.

L'ultima prova vede gli Uomini Pesce affrontare un Kraken dai molti tentacoli in uno scontro brutale e logorante, ben più lungo di quello degli Scagliatempeste. Il loro capitano riesce nell'impresa straordinaria di strappare un occhio al mostro con l'arpione, ma lo sforzo lo lascia svenuto sul ponte devastato della nave. Grison dichiara comunque la sconfitta degli Uomini Pesce: il Kraken non è stato abbattuto definitivamente, e a loro spetta un solo punto dovuto al bello scontro e concesso dal Re Uragano. La nuova classifica vede gli Scagliatempeste e gli Uomini Pesce appaiati in testa con nove punti, seguiti dalle Serpi di Smeraldo con otto. Nel pomeriggio, mentre il gruppo torna alla locanda, le altre ciurme si avvicinano per complimentarsi, riconoscendo negli Scagliatempeste combattenti di raro valore.