L'Assenzio
Rapiti da Barnabas Harrigan e costretti a servire sull’Assenzio, sette sconosciuti imparano a sopravvivere tra frustate, tempeste e un artefatto maledetto: il Tessisogni.
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Il mondo finì non con un boato, ma con il sapore amaro di birra avvelenata in una locanda malfamata di Porto Periglio. Ci risvegliammo insieme, non più avventurieri ma prigionieri, nell'oscurità umida e nel fetore di sentina della stiva di una nave. Il nostro carceriere aveva un nome: L'Assenzio. Il nostro aguzzino, un capitano dal pugno di ferro: Barnabas Harrigan.
Non eravamo i soli. Altri, attirati con l'inganno di un ingaggio, erano stati tramortiti e gettati in quel buio salmastro con noi. Il primo giorno del nostro nuovo inferno iniziò con le "prove" del primo ufficiale, un uomo brutale e sfigurato noto come Signor Plug. Non eravamo più individui, ma un equipaggio forzato, carne da cannone con un valore inferiore a quello delle corde e del legname.
I primi giorni furono una lotta per la sopravvivenza. Imparammo a conoscere i ritmi della nave, scanditi dal lavoro massacrante e dalle punizioni. Tristana, con il suo spirito indomito, trovò un'alleata in una giovane mozza di nome Piedinudi. Kenan, la cui curiosità superava di gran lunga la sua prudenza, si guadagnò una schiena segnata dalle frustate per essersi avvicinato troppo agli alloggi del capitano. Heryck, la cui forza era evidente, si fece rispettare dal carpentiere della nave, guadagnando una fiducia che valeva più dell'oro. Persino nelle cucine si combatteva: Adam, con la sua mente affilata, affrontò una sfida culinaria, assicurandosi un posto come aiuto cuoco. E poi c'era "l'ora del sangue", la routine quotidiana di frustate che ci ricordava chi comandava.
Ognuno cercava di ritagliarsi un vantaggio. Raiden, incaricato di sterminare i ratti, vide in loro non dei parassiti, ma delle potenziali spie. Parlò con loro nella lingua delle creature, nominandoli suoi occhi e orecchie per sorvegliare gli ufficiali. La sua clemenza gli costò due frustate per non averli gettati in mare, ma guadagnò una rete di informatori che nessun altro sulla nave possedeva. Pathapios, guidato dalla sua fede in Desna, tentò di salvare un ladro di nome Jack, condannato alla tortura della "cala lenta". Fu scoperto, frustato, e il suo sforzo fu vano. Jack morì, e la sua morte divenne un'ombra pesante sulla coscienza del chierico.
La tensione esplose in una rissa con altri membri dell'equipaggio. Come punizione, o forse solo per liberarsi di noi, Plug ci inviò in esplorazione su un'isoletta vicina. Lì, tra le mangrovie, trovammo più di quanto cercassimo: una fonte d'acqua dolce protetta da grotteschi uomini pesce non morti. Sconfitti i guardiani, scoprimmo un antico obelisco di pietra e, grazie all'intuito di un compagno, un forziere sepolto nella sabbia.
Le rune sul menir parlavano di un Corno magico e di una mappa antica. Ma il vero tesoro, o la vera maledizione, era nello scrigno. Dentro, una scatola di legno finemente intagliata, il Tessisogni, accompagnata da una lettera firmata da un certo Benjamin Hornigold. Le sue parole erano un monito: parlava di uno strumento che poteva piegare la materia, creare oro o oggetti dal nulla, ma che portava con sé un'ombra. Hornigold l'aveva vinto al Diavolo dei Mari in persona, il capitano della terribile nave nera Mangiamarea, e da allora una maledizione lo perseguitava. "Chiunque sceglierà di aprire lo scrigno," scriveva, "si aspetti una vita di gioia e paura."
Raiden, spinto da un impulso irrefrenabile, usò il Tessisogni. Comprendendo il pericolo, decidemmo di consegnare l'artefatto al capitano. Harrigan lo affidò alla sua navigatrice, Pepperlong, una donna dagli occhi avidi. Quella stessa notte, la maledizione si manifestò. Il cadavere di Jack si animò nella sentina, maledicendo Pathapios per il suo fallito salvataggio. La paura, quella vera, iniziò a serpeggiare.
I giorni seguenti furono un crescendo di paranoia. Pepperlong, che aveva perso la lettera di Hornigold, chiese a Pathapios di ritrovarla, mentre i ratti di Raiden confermavano i nostri sospetti: la navigatrice stava usando il Tessisogni in segreto. L'artefatto la stava consumando. Una notte, mentre combattevamo contro degli scheletri animati dalla magia della scatola, Pepperlong apparve, stremata, il suo corpo quasi prosciugato dal potere che aveva scatenato. Adam notò qualcosa di innaturale: il sangue della donna si trasformava in acqua di mare. Afferrando il Tessisogni, lottò contro la sua volontà aliena e riuscì a chiuderlo, permettendo a Pathapios di salvare la navigatrice dal baratro.
La vita a bordo continuò, brutale come sempre. Una violenta tempesta si abbatté sull'Assenzio. Nelle onde e nel vento, Tristana vide Piedinudi cadere in mare. Senza esitazione, si tuffò per salvarla, ma le onde minacciavano di inghiottire entrambe. Fu Raiden, con il suo legame con il mare, a trarle in salvo, un atto di eroismo che ci unì ancora di più.
La nostra prova finale arrivò con l'annuncio del capitano: avremmo arrembato una nave mercantile, la Promessa d’Uomo. Il destino, però, aveva in serbo un'ultima beffa per Pathapios. Scoperto il suo patto con Pepperlong riguardo al Tessisogni, fu condannato alla "cala veloce", una morte quasi certa. Proprio mentre veniva legato alla corda, il grido della vedetta risuonò nell'aria: "Nave in vista!". La sua esecuzione fu sospesa. La battaglia era iniziata.
Fu il nostro momento. Kenan guidò l'assalto alla poppa con la furia della gioventù. Adam entrò in uno stato di trance, la sua "metà oscura" che emergeva in un turbine di potere psichico. Raiden salvò una compagna dagli squali che infestavano le acque tra le due navi. E Pathapios, l'uomo condannato a morire, si trovò nella posizione di salvare la vita al Capitano Barnabas da un attacco alle spalle. Conquistammo la nave.
La nostra audacia fu ricompensata in un modo inaspettato. Fummo separati dal resto dell'equipaggio e trasferiti sulla Promessa d’Uomo, ora nostra nave-prigione, sotto il comando del nostro aguzzino, il Signor Plug. L'ordine era di tornare a Porto Periglio. Prima di partire, però, Adam e Pathapios affrontarono Barnabas, avvertendolo della follia di Pepperlong e convincendolo a cedergli il Tessisogni. Il capitano accettò, ma a due condizioni: non dovevamo usarlo, e dovevamo spiare Plug, che sospettava di tradimento.
Eravamo ancora prigionieri, ma qualcosa era cambiato. Avevamo una nave, un artefatto maledetto e una missione segreta. Eravamo un equipaggio. E l'ammutinamento, ormai, non era più un'idea, ma una promessa sussurrata dal vento salmastro.