Teschi e CeppiDiario di bordo
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Sessione 9013/05/2026Atto VI — Le prove del Re Uragano

Sette bandiere a Porto Mezzaluna

Sette ciurme rivali convergono sull’Isola Mezzaluna. Tra doni, minacce e prime alleanze, gli Scagliatempeste pagano la candidatura e aiutano Pierce Jerrell a entrare nella gara.

La Scaglia Tempeste attracca all'Isola Mezzaluna sotto un cielo carico di salsedine e promesse, affiancata da altre sei navi dai Jolly Roger tutti diversi. Gli inservienti del porto, rozzi e sudati, prendono le cime e le legano ai blocchi di metallo del molo, parcheggiando la nave come si fa con un cavallo davanti a una taverna. Un manipolo di addetti si avvicina guidato da un nano dal collo appesantito da un medaglione stracolmo di chiavi di ferro nero: Tsojmin Kreidoros, Mastro del Porto, uomo di poche cerimonie ma grande conoscenza. Con tono sbrigativo e occhio clinico, registra la ciurma, ascolta le imprese del gruppo, la sopravvivenza a un Cariddi, il sabotaggio di una nave del Cheliax, la sconfitta di una baleniera fantasma, e spiega l'iter burocratico: una lettera formale indirizzata al Re Uragano presso Forte Azzardo, da consegnare entro il tramonto, accompagnata da un dono generoso. "Una bella leccata di culo non fa mai male," dice con pragmatismo disarmante, prima di salire a bordo per ispezionare la stiva.

Mentre il nano svolge il suo lavoro, il gruppo si aggira per il molo osservando i rivali. C'è una nave cheliaxiana riparata e annerita di pece, con armi pensate per il fuoco; una nave steampunk ricoperta di placche di ottone con un sotto battello a vapore; una nave decorata di conchiglie abitata da creature marine; un galeone orientale proveniente dal lontano continente di Tian Xia; una bagnarola un po’ scassata molto simile alle navi da arrembaggio del Mar della Febbre ed infine la Marea Rossa, un imponente galeone in ebano con vele rosse che batte già la bandiera del Re Uragano. Ai piedi di quest'ultima staziona Vargan l'Indomabile, un energumeno alto quasi due metri e mezzo con tratti ferini e un anello al naso, è affiancato dalla sua vice-capitana Lirys, una giovane alchimista dagli occhi azzurri e dal viso segnato da cicatrici che non ne scalfiscono la bellezza. Ful ed Heryck si presentano con cordialità competitiva, e Vargan si vanta elencando dodici saccheggi sulla costa strisciante e uno scontro diretto con il famigerato Gorthus Svard, mentre il contabile Todo prende appunti sulle navi altrui con meticolosa precisione.

Prima di avventurarsi in città, il gruppo prende una decisione pratica quanto comica: Wilt Chaser, il loro compagno scheletro, non può certo passeggiare per Porto Mezzaluna senza destare qualche perplessità anche tra i pirati più incalliti. Lo avvolgono in sete pregiate, gli annodano una sciarpa attorno al cranio e gli infilano un paio di occhiali scuri, trasformandolo in qualcosa che assomiglia vagamente a un eccentrico marinaio anziano con problemi di deambulazione. Così conciato, il gruppo si dirige verso il Secchio della Sirena, l'unica locanda di Porto Mezzaluna.

Il Secchio della Sirena è una struttura architettonica cresciuta su sé stessa nel corso degli anni, inglobando edifici vicini come un corallo che avvolge un relitto. Il pavimento scricchiola e si inclina in modi che nessun architetto rivendicherebbe mai, le pareti sono coperte di reti ornate di conchiglie e carapaci di granchi essiccati, e il bancone è ricavato dalla chiglia capovolta di una nave chiamata Seconda Alba, il cui legno odora ancora di salamoia. Dietro il bancone campeggia un mosaico immenso composto da migliaia di scaglie e pietre: una sirena dai capelli rossi su una conchiglia, con l'oceano e il tramonto alle spalle, che sembra guardare negli occhi chiunque la fissi da qualsiasi angolazione. Per un istante, il cuore di Pathapios salta un battito: quella figura ricorda troppo da vicino una sua vecchia conoscenza. La locanda è gestita da Nefti, una donna dalla pelle scura e lucida, carica di anelli d'argento e orecchini d'oro, che governa il suo regno con polso fermo e sguardo tagliente.

Mentre il gruppo si sistema e ordina da mangiare, zuppa di morena piccante, polpo glassato, granchio fritto e squalo marinato, tre figure entrano dalla porta principale e la sala ammutolisce per qualche secondo. Un uomo ectoplasmatico e verdastro, alto come un albero, apre la strada; dietro di lui cammina a braccetto con un chierico pallido dai capelli bianchi e dagli occhi neri come pozzi ed una donna con gli occhi sigillati da una benda e il volto dipinto a teschio. L'uomo di fede porta sull'armatura una spirale celeste e irradia un freddo sottile che si appiccica alla pelle. La donna bendata, pur non vedendo nulla, gira la testa con inquietante precisione verso il tavolo del gruppo mentre passa, come se percepisse qualcosa che gli occhi non potrebbero cogliere.

Più tardi, in privato, Pathapios abbassa il colletto dell'armatura e rivela ad Adam il pentacolo di Asmodeus inciso sul petto. Sussurrando parole in nome della divinità infernale, evoca una fiamma fluttuante come dimostrazione del suo nuovo potere, confessando il tormento che lo consuma da mesi: perché Asmodeus lo ha riportato in vita? Cosa può offrire un uomo come lui a una divinità così antica e potente? Per cercare risposte, i due usano il diario magico di Adam per interpellare l'Abominio, l'entità antica legata al quartier mastro. L'entità risponde con la sua consueta alterigia, confermando di conoscere Asmodeus ma negando legami diretti, descrivendo entrambi come esseri antichissimi ma profondamente diversi. Quando Pathapios chiede se l'obiettivo dell'Abominio sia tornare nel suo piano di origine, la risposta arriva come un urlo scritto: "I re sono fatti per regnare, ma molto spesso sono i primi a essere scacciati dalla propria patria." La frase rimane sospesa nell'aria come fumo, lasciando più domande di quante ne risolva, indispettendo anche l’abominio che vede la domanda come un tentativo del chierico di indagare su di lui, e non come una vera risposta alle sue domande esistenziali.

Al tramonto, i capitani delle sette navi si radunano davanti alla torre del Corno, dove vive il Mastro Tsojmin per presentare le loro candidature. Vargan offre un sacchetto colmo di diamanti; la ciurma steampunk di Brask Ferrocuore consegna prototipi di palle di cannone esplosive sviluppate dalla loro artigliera Vexa; le Serpi di Smeraldo di Serafina Valmorra portano pietre preziose orientali e una statuetta di drago in giada; i Devoti dell'Abisso di Padre Noxul sussurrano un segreto all'orecchio del Mastro del Porto accompagnato da un ingente quantitativo di perle; gli Abitanti del mare Libero capitanati dall’uomo pesce Azrakar offrono una quantità di corallo pregiato proveniente dal fondo dell'oceano vicino a Thalassor così abbondante da valere svariate migliaia di monete. Il gruppo della Scaglia Tempeste presenta la propria lettera e un forziere con sedicimila monete d'oro, più una mazzetta per il nano, guadagnandosi un cenno di approvazione.

L'ultimo ad arrivare, in extremis è Pierce Jerrell, capitano della Boccale, che si precipita trafelato con pergamene che volano in ogni direzione, una benda su un occhio e l'aria di chi ha appena corso per la propria vita. Volando sul corno del porto, spiega ansimando che i suoi tre uomini incaricati di portare la lettera sono stati paralizzati da un sortilegio mentre si recavano all’incontro, e che i suoi diamanti, la sua dote, sono spariti. Ha solo cinquanta pergamene magiche di vario potere, eredità di suo padre Quix Gerrel, un leggendario ex Pezzo da Otto. La cifra è insufficiente, e nessuno dei capitani presenti sembra intenzionato ad aiutarlo, finché il gruppo dei nostri eroi non decide di pagare di tasca propria le quattromila monete mancanti, trasformando un rivale in un alleato debitore sotto gli occhi stupiti di tutti. "Siete sicuri?" chiede Pierce, incredulo. La risposta è sì.

Tsojmin Kreidoros accetta le sette lettere e dichiara chiuse le candidature, avvertendo che il giorno seguente il Re Uragano comunicherà la sua decisione riguardo i colloqui. Mentre i gruppi si congedano Adam accusa la ciurma della Marea Rossa di aver rubato i diamanti. Vargan lo imbruttisce, ma Padre Noxul rivela con dei poteri da sensitivo che la pensa come il nostro quartiermastro Houdani, dicendo che l’energumeno, chiaramente legato da qualche grado di parentela col re Uragano, sta mentendo discolpandosi del furto. Vargan si avvicina al gruppo con un'ultima avvertenza: la Marea Rossa batte già la bandiera del Re Uragano, e chiunque si metta in mezzo farebbe bene a guardarsi le spalle. La donna bendata dei Devoti dell'Abisso, nell'allontanarsi, si avvicina sottovoce al gruppo per avvertirli che qualcuno li ha spiati durante tutta la cerimonia. Pierce Jerrell, rimasto per ultimo, rivela la sua storia con la semplicità disarmante di chi non ha più niente da perdere: figlio di un grande mago ex pirata, pessimo studioso, stregone per natura e pirata per vocazione, con le tasche vuote e il cuore pieno di ambizione. La notte di Porto Mezzaluna si stende davanti a tutti loro, carica di segreti, rivalità e promesse non ancora mantenute.