La morte e il ritorno di Pathapios
La ciurma piange Pathapios e scopre quanto profondamente fosse legato a Sandara e agli altri. Il chierico torna dalla morte, poi i superstiti devono respingere un assalto di troll.
La ciurma si ritrova a fare i conti con la perdita di Pathapios, uno dei loro compagni più fedeli. Sandara, la sacerdotessa di Besmara, rivela il legame speciale che la unisce a lui: è stato Pathapios a darle il coraggio di professare apertamente la sua fede, proteggendola dalla strumentalizzazione di Plugg e Bane. Con le lacrime agli occhi, descrive come lui abbia sempre sognato di spingersi oltre l'orizzonte, inseguendo il canto delle sirene, e come sia stato uno dei pochi a credere davvero in qualcosa di più grande. La sua perdita pesa su tutti come un macigno.
La ciurma vorrebbe parlare con Pathapios con un incantesimo di parlare coi morti, ma Sandara inizialmente si rifiuta, dice che sarebbe un dolore gratuito, perché nessuno ha la facoltà di riportarlo in vita, nessuno può utilizzare l’incantesimo. Servirebbe un sacerdote più esperto, più capace.
Nella cabina del capitano, Adam confessa agli ufficiali che tra gli oggetti recuperati sulla nave nemica, c’è questa pergamena scritta con sangue, di probabile origine Cheliaxiana, che sembrerebbe una versione debole dell’incantesimo Resurrezione.
Mentre il gruppo si sistema al proprio tavolo, Sandara e Rosy si muovono con discrezione tra i tavoli dell'equipaggio, diffondendo sottovoce l'avvertimento che qualcuno li sta spiando. Fulvius, con la nonchalance di chi sa il fatto suo, sottrae un mazzo di carte da un tavolo vicino e si avvicina al bancone, dove la vicecapitana dei Figli della Maria Rossa lo sta già osservando. I due iniziano una partita ad Azzardo, una variante locale del sette e mezzo, ma ben presto è chiaro che il vero gioco si svolge nelle parole scambiate tra una carta e l'altra. La donna si rivela una studiosa pragmatica, costretta dalla vita alla pirateria, e ammette candidamente di essere l'unica mente razionale in grado di tenere a freno il suo capitano Vargan.
Al tramonto, la ciurma della Scaglia Tempeste fa ritorno al Secchio della Sirena, la locanda più luminosa di Porto Mezzaluna. Le sue lanterne antiche e moderne proiettano un caldo spettacolo di luci rosse e gialle visibile da tutta la baia, e l'aria è densa di profumo di fritto e rumore di brindisi. Al centro della sala, un mosaico magico raffigurante una sirena anima i propri capelli come se una brezza invisibile li accarezzasse e, di tanto in tanto, la figura si volta a salutare gli avventori con un gesto quasi umano. La locanda è gremita di pirati, marinai e avventurieri di ogni sorta, e quasi tutte le ciurme rivali sono presenti, chi più chiassoso, chi più riservato.
Così castano parlare coi morti, e la scoperta risulta devastante: Pathapios appare terrorizzato, la sua anima giace torturata e appesa alla chiglia della nave di Gates in attesa che al tramonto, passi definitivamente nella ciurma come mozzo. Lui chiede di salvarlo, di venie a prenderlo, di fare qualcosa, perché il dolore è troppo forte.
Terminato l’incantesimo, nonostante i dubbi sulla natura oscura dell'oggetto e sul prezzo già pagato da qualcuno con diamanti o forse con vite umane, la ciurma decide di procedere, spinta dal desiderio di riottenere il compagno caduto.
Sandara si concentra e recita le parole arcane mentre la pergamena prende fuoco spontaneamente dagli angoli. Un'ombra rossa appare sul pavimento della cabina del capitano, disegnando lentamente un pentacolo attorno al tavolo, e un fluido scarlatto emerge dal simbolo per penetrare nelle ferite del corpo di Pathapios.
Ma prima che il rituale possa compiersi, lo spettro di Jake la Gazza, un marinaio scarnificato ucciso dal precedente capitano con la crudele "cala lenta" sotto la chiglia, si materializza per reclamare l'anima come proprietà di Davin “Hell” Gates, il diavolo dei mari.
Prima che Jake possa agire, una figura straordinaria fa la sua comparsa: Basileus, araldo del Principe dell'Inferno, giovane e bellissimo, con vesti di seta e occhi di un blu profondo in cui ardono fiamme invisibili. Emana un calore quasi confortante e si siede nell'aria come se una sedia invisibile fosse comparsa sotto di lui. Parla con autorità, dichiarando di essere venuto a negoziare in nome del suo padrone, e stringe un patto con Jake: l'anima di Pathapios sarebbe stata prelevata dalla “Terrore Nero” la nave di Gates, in cambio di dieci anime di dannati, guerrieri con una storia di morte e distruzione. Jake non capisce come mai l’anima di un chierico semplice di Desna debba valere così, ma Basileus dice che i piani del Primo dei Nove, sono imponderabili. A quelle condizioni, Jake accetta e Basileus apre un piccolo portale e ne estrae l'anima sofferente di Pathapios, grigia e dilaniata, evidentemente torturata durante la sua permanenza sulla nave.
Jake si congeda dicendo che sono stati pazzi a fare quello che hanno fatto e Basileus depone l'anima sul corpo e pronuncia parole in infernale, poi svanisce in un'esplosione di fuoco. Per un momento terribile, il corpo di Pathapios prende fuoco, e lui si rianima appena in tempo per sussurrare ai compagni “che succede?”. Poi una fiammata devastante lo avvolge completamente, le sue urla risuonano per tutta la nave, e quando le fiamme si spengono, non rimane che un cumulo di cenere sul tavolo del capitano. La ciurma rimane in silenzio, distrutta. L’incantesimo è fallito?
Con il cuore spezzato, la ciurma raccoglie le ceneri in un'urna che era stata un vaso per l'olio. Quella notte, sul ponte della nave, Raiden alza l'urna verso il cielo e la rovescia lentamente, lasciando che le ceneri prendano il volo in mare.
Ma invece di disperdersi nel vento, le ceneri si incendiano in una fiamma rossa infernale, e da esse emerge una figura: Pathapios, rinato come Araldo della Cenere, con i capelli bianchi a chiazze rosse e un pentacolo marchiato a fuoco sul petto. Emana un calore innaturale, e quando abbraccia i compagni, ognuno di loro sente il tepore di quelle fiamme che lo hanno riportato indietro.
Pathapios indossa il suo medaglione di terracotta, che si crepa al contatto e le ali da farfalla cambiano colore, passando dal blu al rosso, riflettendo la sua nuova natura. Per dimostrare di essere ancora sé stesso, Ful si taglia la mano con una lama, e Pathapios lo cura. La ferita si rimargina istantaneamente sotto gli occhi stupefatti dei compagni. Dichiara di essere tornato per curarli e che dopo aver visto ciò che attende nell'aldilà, finché le loro anime non saranno libere, non ha alcuna intenzione di tornarci presto. Il corpo di Bumbo, l'altro compagno caduto, viene invece affidato alla corrente marina, come avrebbe voluto lui che aveva sempre sognato di viaggiare lontano.
Nel frattempo, la Scaglia Tempesta è in condizioni critiche, con la chiglia che imbarca acqua pericolosamente. Il gruppo decide di trainare la nave con la lancia Cheliaxiana verso la costa più vicina, effettuando riparazioni di fortuna mentre navigano. Raggiungono infine un'isola montuosa e brulla, dove la Scaglia Tempesta viene fatta adagiare sul fondale basso a pochi metri dalla riva per evitarne l'affondamento. Raiden comunica con un tucano, che li avverte della presenza di popolazioni indigene nella foresta e di pericolosi "popoli della roccia" che escono dalle montagne durante la notte.
Mentre la ciurma si divide gli oggetti magici recuperati dalla nave nemica, tra cui armature, fasce incantate e un medaglione per scorgere l'invisibilità, emerge anche la questione della spada senziente trovata a bordo. Adam ne parla con Raiden: l'arma è malvagia e dotata di una volontà propria, e si teme possa corrompere Ful che la impugna.
Con una lunga e animata contesa a dadi tra Pathapios e Fulvius si conclude l'assegnazione di una fascia del carisma, che va a Ful, mentre Adam annota le sue preoccupazioni sul diario segreto scritto in Aklo. Si chiede molte cose, si confida, e poi chiede all’Abominio, informazioni sul medaglione ritrovato. Sembra limitare i suoi poteri, ma gli dona anche più lucidità e controllo.
Con sua grande sorpresa, delle parole appaiono magicamente sul diario in risposta ai suoi pensieri: una scritta spiega che il medaglione è una delle chiavi per aprire la porta sigillo, e che la scelta tra portarlo addosso o no determinerà il confine tra controllo e potere incontrollato. Sta al portatore decidere se portarlo o no, ma essendo un terzo di chiave, è fondamentale non perderlo.
Durante l'ultimo turno di guardia notturno, Raiden avvista un Juju ferito che corre disperatamente verso la spiaggia, inseguito da una massa enorme che balza dagli alberi: un troll dalla pelle verde coriacea, con artigli affilati e una mascella irta di zanne, che uccide il fuggitivo con un solo colpo e comincia a divorarlo. Attirato dall'odore della carne umana sulla nave, il troll si avvicina all'acqua e salta sulla lancia, mentre altri due esemplari emergono dalla foresta. Fulvius si getta in acqua per attirare l'attenzione di due di loro verso la foresta, mentre Tristana, appostata in alto, scaglia frecce precise nell'oscurità.
Heryck si lancia nel combattimento ravvicinato con la sua ascia infuocata, e il calore delle fiamme terrorizza visibilmente i troll, che si scoprono vulnerabili al fuoco. Raiden evoca piante rampicanti che intralciano i movimenti di uno dei mostri, mentre Tristana usa frecce per uccidere le creature. Il fuoco contrasta la straordinaria capacità di rigenerazione delle creature, e l’ascia di Heryck sta facendo un ottimo lavoro. La spada senziente di Fulvius si rifiuta di obbedire durante il combattimento, diventando pesante e inutile, per poi trasformarsi autonomamente in una scimitarra e guidare il colpo vincente come se avesse una mente propria. Alla fine, Heryck infligge il colpo di grazia all'ultimo troll rimasto, piantando la sua ascia infuocata nel corpo della creatura.