Le erbe di Thalvira
Per salvare Cog e impedire il contagio, il gruppo sbarca su un’isola di giungla alla ricerca di erbe rare. La missione si complica quando un diamante sacro e la tribù Juju entrano in gioco.
La ciurma si avvicina alla costa di sabbia lucente e chiara, e attracca con la nave un po’ riparata dalle scogliere adiacenti all’isola.
Con una scialuppa giungono sulla spiaggia, i sei giocatori e Vanya, il chirurgo che conosce l’erba.
L’erba in grado di curare le malattie si chiama Thalvira, è una radice bassa di colore violaceo con una resina celeste.
Raiden utilizza dubito due incantesimi che aiutano il party: uno per camminare in maniera agevole nel bosco trovando il sentiero migliore ed uno per individuare la pianta che si cerca. La prima ora di ricerca infatti è pazzesca, e grazie alla durata dell’incantesimo trovano 7 piantine, delle 13 che servono loro per immunizzare tutta la nave (da ogni pianta, si possono comporre tre antidoti).
Esplorando trovano delle strane pozze di acqua. Heryck trova la prima nel modo più casuale, cadendoci dentro. Quando ne esce, ne è rinvigorito, come se l’acqua nella pozza fosse curativa. Studiando le pozze che sono in tutto 12, si accorgono che 5 sembrano incantate con un incantesimo lenitivo, quella appena contaminata da Heryck sembra aver perso il suo potere, e le altre 6 sembrano avere un’aura negromantica distruttiva.
Evitandole, continuano a cercare, questa volta con scarso successo, trovando solo 1 piantina di Thalvira.
Mentre stanno esplorando e cercando, Pathapios viene colpito da due dardi velenosi d cerbottana. Mentre il veleno fa effetto e lui rallenta il suo corpo perdendo destrezza e faticando a parlare, un giovane indigeno, piccolo e velocissimo, si avvicina a Pathapios incuriosito. È piccolo ma veloce, e ha il volto coperto da una maschera di legno intagliata. Mentre sta per rubare il luccicante simbolo sacro di Pathapios, il chierico mostra una salsiccia delle sue razioni. L’indigeno gliela ruba dalle mani con un balzo fulmineo, sparendo nella giungla prima che qualcuno potesse reagire. Il gruppo vedendo le condizioni del compagno, decide di somministrargli delle fiale di antitossina per stabilizzare il compagno, antitossina che aiuta ma non risolve il problema.
Dopo essersi ripresi, gli avventurieri scelgono di seguire le tracce quasi invisibili del giovane indigeno verso l’interno della giungla, determinati a scoprire cosa si celi in quelle profondità.
Dopo circa mezz’ora di pedinamento silenzioso, il gruppo giunge ai margini di una radura dove la vegetazione si dirada bruscamente, lasciando spazio a una conca naturale che scende di tre o quattro metri nel terreno. Tristana si avvicina furtivamente, scivolando tra i cespugli come un’ombra, e da una posizione sopraelevata osserva la scena che si svolge sotto di lei. Una ventina di indigeni con maschere di legno e corteccia danzano attorno a una pozza sbrilluccicante al centro della conca, guidati dal ritmo cadenzato di uno sciamano in cima a un enorme masso verticale alto quasi sei metri. Lo sciamano indossa una maschera d’osso di antilope e un mantello ricavato dalla pelle di un gorilla, e con il suo bastone scandisce i canti rituali mentre sei guerrieri imponenti, dai corpi scolpiti come statue di bronzo, trasportano una portantina di legno su cui è posato il diamante più grande che Tristana abbia mai visto: diamante che dopo scopriranno chiamarsi il Grande Occhio, oggetto di venerazione sacra per tutta la tribù Juju, gli indigeni del posto.
Il piccolo indigeno torna da Pathapios. Prima di andarsene il chierico aveva mostrato lui una pianta di Thalvira, facendogli capire che “più piantine, più salsicce” o “gibugi” come chiamava le razioni il giovane esploratore. Infatti il piccoletto scorge il party, portando tre piantine, in cambio di molte razioni di carne. Il gruppo decide di dargli le razioni, ma l’indigeno non capisce la segretezza del loro scambio e tutto contento, si mostra alla conca, con in mano le salsicce felice di aver portato una così buona leccornia a tutta la tribù! Questo fa saltare la copertura del gruppo che viene spottato dalla tribù Juju, dai guerrieri e dallo sciamano, che ordina subito, di nascondere il diamante con il coperchio di legno.
Nel tentativo di stabilire un contatto pacifico Pathapios, Adam, Raiden ed Heryck avanzano verso la conca mentre lo sciamano, rivelando di conoscere la loro lingua, gli intima di andare via.
Il gruppo dice che stanno cercando l’erba Thalvira, per proteggere la ciurma da una malattia terribile, non vogliono nient’altro, sono anche disposti a regalare loro delle razioni di cibo in cambio di tre piantine. Lo sciamano, dopo aver ascoltato le ragioni degli stranieri, accetta di consegnare cinque piantine di Thalvira in cambio di razioni di cibo, avvertendo però il gruppo che l’isola è sacra ed incontaminata e che devono andarsene senza indugio.
Mentre lo scambio si conclude, Tristana ha già in mente un piano ben diverso.
Approfittando del momento di distrazione generale, lancia un incantesimo di invisibilità su sé stessa e si getta giù dalla roccia, atterrando silenziosamente sulla portantina sacra. Con movimenti rapidi e precisi, solleva la grande scodella di legno che copre il diamante e si nasconde sotto di essa. Arraffa il diamante e lo nasconde nella borsa conservante del gruppo.
Tuttavia, la sua taglia si rivela un problema: i piedi di Tristana, spuntano goffamente da sotto la scodella, tradendo la sua presenza ai compagni che la osservano con gli occhi spalancati ed esterrefatti
Nel frattempo, Fulvius, usa la sua forma magica da Kitsune per rassomigliare ad uno dei guerrieri indigeni, pronta ad aiutare Tristana nel suo piano.
Raiden, terrorizzato dalla vista di Tristana nascosta sotto la scodella, lancia un incantesimo per animare gli alberi della giungla circostante, nel tentativo di creare un diversivo magico che semini il panico tra i membri della tribù.
I guerrieri Juju si spaventano ed estraggono le loro lance d’osso affilate dalla schiena, mentre lo sciamano identifica l’origine dell’incantesimo e si prepara a rispondere, cominciando a comprendere che stia per essere tradito.
Fulvius, usando il diversivo degli alberi animati, scappa verso la conca con un camuffamento perfetto, dicendo “ci attaccano, ci attaccano”.
Pathapios tenta di ammaliare la folla per catturarne l’attenzione, ma gli indigeni, spaventati e ostili, resistono al potere magico.
La situazione sta precipitando rapidamente verso uno scontro aperto.
Lo sciamano agita il suo bastone e scatena un potente incantesimo: una nube di miasma oscuro e velenoso, si espande nel mezzo del gruppo, avvolgendo Adam, Raiden, Pathapios ed Heryck in una coltre di oscurità mortale. Inutile il tentativo di Adam di contro incantesimo, la nube, parte. Pathapios ed Heryck che non riescono a resistere alla tossina si sentono svuotato delle forze, nauseati e rallentati, con danni permanenti che si fanno sentire in ogni fibra del corpo.
Raiden risponde scagliando un potente getto d’aria seguito da una spinta idraulica. Al primo tentativo lo sciamano si ancora al terreno con dei rampicanti resistendo, ma al secondo attacco viene sbalzato giù dalla roccia, perdendo il controllo visivo sul gruppo.
Due guerrieri Juju sopraggiungono al gruppo: Pathapios e Heryck, devastati dal veleno, indietreggiano per salvarsi, mentre Raiden e Adam, vengono feriti dai due guerrieri, con grosse lance che provocano sanguinamento.
Adam, nel caos generale, lancia un incantesimo di ammaliamento su uno dei guerrieri giganti, costringendolo ad attaccare violentemente il proprio compagno e seminando ulteriore confusione tra le fila nemiche.
Con il diamante al sicuro nella borsa e lo sciamano momentaneamente fuori combattimento, il gruppo si dà alla fuga nella giungla.
Tristana, sempre invisibile, salta sulla roccia, non vista da nessuno dei nemici, ma vista da Ful, che le intima “salta giù Tristana”. Insieme corrono nella foresta, cercando di scappare col malloppo.
Heryck carica Pathapios in spalla e indietreggia di corsa, mentre lo sciamano, riemerso dalla caduta, evoca tre feroci creature simili a pantere infernali per dare la caccia agli intrusi, poi si trasforma in un enorme pipistrello e sparisce tra le fronde della foresta. Heryck si frappone coraggiosamente tra una delle pantere e Pathapios, colpendola duramente con un attacco combinato di forza e fuoco, mentre Pathapios, con un guizzo di ingegno, lancia delle salsicce verso un’altra creatura, distraendola abbastanza da guadagnare preziosi secondi di vantaggio. Fulvius, ancora perfettamente camuffato, riesce persino a convincere quattro cacciatori indigeni con le cerbottane a scortarli invece di attaccarli, trasformando potenziali nemici in una bizzarra scorta d’onore verso la salvezza, o meglio la nave.
Mentre il gruppo si disperde nella giungla cercando di seminare gli inseguitori, Tristana e Fulvius corrono insieme verso la nave, con il Grande Occhio al sicuro nella borsa conservante. I compagni, feriti e sfiniti, si ritrovano a correre tra le liane e i rami della foresta, guidati da un senso innato della direzione che li porta verso la costa. Nonostante le ferite, il veleno ancora nel sangue e le creature alle calcagna, il gruppo riesce a guadagnare abbastanza terreno da poter sperare in una fuga riuscita. Hanno ottenuto le piante di Thalvira, hanno rubato il diamante sacro della tribù Juju,
Riusciranno a salvarsi dall’inseguimento delle Pantere, dei guerrieri e dello sciamano?