Teschi e CeppiDiario di bordo
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Sessione 8324/03/26Atto V — La rotta del sangue e delle ombre

Lo Stretto Nero

Nelle acque sovrapposte al Piano delle Ombre, entità incorporee possiedono la ciurma e sollevano Pathapios nel vuoto. All’alba una nuova minaccia emerge: la peste è salita a bordo.

All’alba del terzo giorno di viaggio il gruppo si riunisce attorno alla mappa nautica per decidere la rotta verso Rocca Acquamarea. Davanti a loro si aprono due possibilità: attraversare il pericoloso Labirinto di Dagon, un dedalo di isolette frastagliate frequentato da navi nemiche e popolazioni ostili, oppure allungare il percorso passando per la Distesa di Raugsmauda e immettersi nel Mar della Febbre.

Ricordando la vicinanza alla zona di competenza della nave prigione Vergine di Ferro, dalla quale sono fuggiti, il gruppo sceglie la strada più lunga ma più sicura. La prudenza prevale sull’impazienza.

Mentre la nave scivola verso ovest lungo la costa della Distesa di Raugsmauda, l’equipaggio nota qualcosa di inquietante: le acque attorno a loro sono insolitamente deserte. Nessuna vela all’orizzonte, nessun peschereccio, nessuna nave mercantile.

Adam ricorda che le Isole Ushinawa, visibili in lontananza con le loro roccaforti di Genzei e Zeibo, sono abitate da guerrieri feroci, samurai e ninja che non gradiscono i visitatori stranieri e fanno di tutto per tenerli lontani. Forse è proprio quella la ragione del silenzio assoluto che avvolge quelle acque.

È Pathapios, con il suo occhio vigile, a notare per primo che qualcosa non va nel mare. L’acqua del mare ha assunto un colore innaturale: non il blu profondo del mare aperto, non il verde delle acque costiere, ma un nero assoluto, denso come catrame, che si estende per centinaia di metri in ogni direzione. Quando calano un secchio per raccogliere un campione, l’acqua al suo interno non appare limpida e normale, come se la tenebra appartenga all’acqua che lo compone.

Attraverso le sue conoscenze dei piani dell’esistenza, Pathapios comprende con un brivido che stanno navigando sopra un punto in cui il Piano delle Ombre si sovrappone al mondo materiale: quello che i marinai chiamano lo Stretto Nero.

Con il calare della notte, l’atmosfera diventa ancora più opprimente. Un odore pesante, simile al catrame, sale dalle acque nere, e il cielo nuvoloso priva l’equipaggio anche della luce delle stelle. Il gruppo organizza i turni di guardia con attenzione, consapevole che navigare in quelle acque di notte è un rischio enorme. Il primo turno passa in un silenzio innaturale, rotto solo dallo sciabordio dell’acqua contro lo scafo.

È stato durante il secondo turno che l’incubo ha avuto inizio. Adam sta camminando sul ponte quando nota l’aiuto cuoco Lothann immobile come una statua, gli occhi completamente neri, la bocca aperta da cui fuoriesce un fumo scuro e denso. Quando gli posa una mano sulla spalla, Lothann si gira lentamente e lo colpisce con una violenza brutale e inaspettata, il volto trasfigurato in una maschera vuota. Poco distante, Pathapios vede un’ombra alzarsi dal mare e girandosi vede il chirurgo Vanya in preda alle convulsioni, mentre una sagoma incappucciata fatta di pura ombra cerca di infilarsi nella sua bocca. Pathapios reagisce immediatamente, evocando una luce abbagliante diurna che investe la creatura e la costringe a staccarsi da Vanya, poi corre alla campana d’allarme e la suona con tutta la forza che ha.

L’equipaggio si sveglia nel caos. Dall’acqua nera, come se si arrampichino lungo lo scafo, emergono altre creature d’ombra, figure incorporee e silenziose che scivolano sul ponte cercando corpi da abitare. Vanya, avvolto dalla luce protettiva, rimane al centro della nave come un faro, mentre i compagni si dispongono attorno a lui per affrontare le entità. Le ombre si rivelano nemici terribili: i colpi delle armi comuni le attraversano senza causare danni, e solo le armi magiche e gli incantesimi riescono a ferirle, seppur dimezzando la loro efficacia.

La battaglia è stata caotica e disperata. Adam si trasforma nella sua forma oscura (col medaglione che lo ferma la prima volta), evocando copie di sé stesso per confondere i nemici, mentre Tristana scaglia raffiche di gelo contro le creature. Fulvius combatte con la sua spada magica, ma un’ombra riesce a penetrare nel suo corpo, tingendo la sua pelle di viola e tracciando vene nere sul suo viso. Anche Harrek il Pallido cade sotto il controllo delle entità, brandendo la sua falce a molla contro i compagni con occhi vuoti e labbra scure. Lothann, ancora posseduto, continua ad attaccare chiunque gli si avvicina con una forza sovrumana.

Il momento decisivo arriva quando Adam, sfruttando la sua connessione con le energie oscure, lancia un comando mentale sull’ombra che abita Lothann, costringendola ad attaccare le proprie simili. L’entità obbedisce, abbandonando il corpo del cuoco e scagliandosi contro un’altra creatura oscura in una lotta convulsa. Lothann è crollato a terra esausto ma libero, mentre le due ombre si avvolgono l’una nell’altra in una sfera pulsante di tenebra. Pathapios coglie l’occasione e scatena un’ondata di energia positiva che investe le creature, espellendole dai corpi di Arek e Fulvius e ferendone altre, dissolvendone alcune definitivamente.

Le ombre rimaste reagiscono con ferocia. Due di esse uniscono le forze per evocare una sfera di oscurità solida attorno a Pathapios, sollevandolo nell’aria fino a diciotto metri d’altezza sopra il ponte. All’interno della bolla nera, Pathapios è isolato dal resto del gruppo, ma la sua luce evocata in precedenza impedisce alle creature di toccarlo. Usando i suoi sensi spirituali dell’incantesimo “individuazione dei non morti”, percepisce con orrore almeno una ventina di altre presenze oscure che si avvicinano dall’alto come uno stormo silenzioso, e urla l’avvertimento ai compagni. La sfera comincia a comprimersi attorno a lui come una morsa ferendolo.

Mentre Pathapios resiste alla pressione crescente, i suoi compagni sul ponte si coordinano per eliminare le ultime ombre. Fulvius, finalmente libero dalla possessione, trafigge un’entità con la sua lama. Raiden colpisce con il suo bastone, e Adam dissolve un’altra creatura con un affondo mentale preciso. Quando l’ultima ombra libera viene distrutta, la sfera di oscurità svanisce di colpo, e Pathapios si ritrova a cadere nel vuoto. Riesce a controllare la discesa e atterra dolcemente sul ponte, esausto ma illeso, castandosi “Volare” come ultima azione prima di cadere.

Senza perdere un momento, l’equipaggio illumina ogni angolo della nave con torce, incantesimi di luce e fiamme, trasformando la nave in un faro abbagliante nel cuore dello Stretto Nero. Le ombre rimaste si allontanano, respinte dalla luce, e la nave riprende a navigare a tutta velocità nella notte. Quando finalmente, alle prime luci dell’alba, l’acqua sotto di loro è tornata a un blu naturale e rassicurante, l’equipaggio tira un sospiro di sollievo collettivo. Lo Stretto Nero è alle spalle.

Il quinto giorno di navigazione sembra promettere una tregua: il sole splende alto e il mare è calmo. Ma la quiete dura poco. Dopo un riposo mattutino, Rosie, una dei marinai, corre da Pathapios con il fiato corto, conducendolo nella stiva dove dorme la ciurma. Lì trovano Cog pallido come un lenzuolo, scosso da brividi e febbre alta. Quando Pathapios lo esamina, scopre sulla sua schiena delle pustole purulente di colore viola e giallo, che al minimo tocco fanno urlare il malato dal dolore ed emanano un odore insopportabile di marcio.

Vanya, il chirurgo di bordo, analizza i sintomi con la sua consueta freddezza professionale. Elenca tre possibilità: un’infezione da ferita, una carenza di minerali, oppure la temuta “pelle cotta di mare”, una malattia causata da un parassita marino che può essere stato inghiottito attraverso il pesce, o peggio ancora con punture di insetti.

Questa terza ipotesi è la più terribile: la malattia riempirebbe la pelle di pustole fino a seccarla e romperla in ulcere devastanti, ed è quasi certamente mortale. Con la sua solita logica implacabile, Vanya conclude che, senza medicine adeguate, la soluzione più razionale sarebbe gettare Cog in mare. Il silenzio che segue è pesante come piombo.

Il gruppo rifiuta quella soluzione e decide di agire. Pathapios tenta di usare i suoi poteri divini per alleviare la malattia di Cog, riuscendo a stabilizzarlo temporaneamente. Identificando la malattia, non si hanno dubbi: la “pelle cotta di mare” altro non è che la peste bubbonica.

La malattia è troppo radicata per essere sconfitta con un solo intervento. Pathapios e Raiden ci provano 3 volte con “Rimuovere Malattia” ma senza successo.

Vanya spiega che può preparare una medicina in grado di uccidere il parassita e far guarire Cog, ma ha bisogno di erbe medicinali reperibili solo in zone boscose di Jungla.

La nave fa rotta verso il primo isolotto verde che appare all’orizzonte e al tramonto del quinto giorno ha gettato l’ancora davanti a una piccola isola coperta di giungla fitta. La caccia alle erbe curative può cominciare, con la consapevolezza che sulla nave potrebbero essere anche tutti infettati dalla malattia, senza mostrare i sintomi, quindi produrre un antidoto, è fondamentale, per tutta la nave, e per la sopravvivenza di tutti!