La caduta di Kreelot
Nell’arena che lentamente si allaga, la ciurma affronta Kreelot e i suoi poteri. Il patriarca cade, ma un forziere di pietra intriso di invocazione e necromanzia resta ancora sigillato.
Il gruppo si ritrova nell’arena sottomarina, un anfiteatro sinistro dove il trono maestoso domina un isolotto centrale e le piattaforme rialzate, con balconate a sei metri, incombono come spalti di un giudizio antico.
Intanto l’acqua salata inizia a salire con lentezza crudele, prima alle caviglie poi ancora più su.
Il trono vibra di potere: al suo centro la gemma di Theryon pulsa, i solchi si accendono e sprigionano un’aura gelida e frizzante che punge la pelle. Sotto, una fossa profonda continua a vomitare acqua, alimentando quell’innalzamento inesorabile come un respiro del mare che non vuole fermarsi.
Lo scontro esplode senza preavviso. Pelle Pinta, che fino a un attimo prima si è resa invisibile si rivela all’improvviso e scarica un fulmine devastante che travolge Raiden, Pathapios e Adam, lasciandoli feriti e storditi. Subito dopo Kreelot avanza con un balzo possente, il tridente Zul stretto tra le mani, e attacca con ferocia. Fulvius è il primo a colpire, poi il mostro risponde con un colpo che viene parato, ed un secondo che buca una spalla. Il corallo magico cresce sulla carne come un parassita, rallentando i movimenti di Ful; Kenan spara al nemico, ma Kreelot lo afferra in uno strangolamento, con tanto di lamentela legata a sua figlia e a un’onta che lui pretende di lavare nel sangue.
Il gruppo reagisce come può, di scatto e d’istinto: Tristana usa un rampino per guadagnare una balconata, Heryck entra in ira e con Pathapios che allinea al bene le armi del mezz’orco, carica il sovrano Sahuagin.
Raiden si spinge verso il trono, cercando di leggere la magia che lo attraversa e sentendo addosso il gelo della gemma di Theryon come un richiamo. Adam, concentrato su Pelle Pinta, cerca di capire gli incantesimi che ha attivi addosso: vita falsata, armatura magica, protezione dai proiettili, pelle di pietra, volare, ed un altro incantesimo sconosciuto, un intreccio di difese che la rende oltre ogno modo coriacea. Ful scivola per il corallo che lo rallenta; Kenan si libera dalla presa con un colpo a bruciapelo; e Kreelot continua ad affondare artigli e tridente, lasciando ferite profonde e nuove fioriture di corallo sui corpi come cicatrici vive.
Pelle Pinta amministra il campo cercando di bloccare Pathapios, che resiste. Dal pelo dell’acqua emerge Moto, il suo famiglio: un enorme serpente acquatico che si avvolge attorno ad Adam, stringendo e minacciando. Eppure, nel mezzo della violenza, la sua voce si spezza di disperazione: ordina al gruppo di arrendersi, insiste a risparmiare il padre che non è un mostro. Pathapios incanala, mentre il gruppo si scaglia contro Kreelot che a colpi selvaggi, ferisce a ripetizione il nemico. Tristana colpisce Kreelot con precisione; e quando il Sahuagin sanguina troppo e troppo in fretta, succede qualcosa di peggio: i suoi occhi diventano rossi, il corpo si gonfia, la frenesia lo incendia dall’interno e lo rende più veloce, più forte, più pericoloso.
Heryck lo fiancheggia e lo martella con colpi pesanti, mentre Pelle Pinta scende dal cielo, quasi supplice, chiedendo a Kenan cosa possa fare per impedire la carneficina. La risposta, di Kenan coadiuvata da Raiden è semplice: se il trono lo domina, allora va spezzato il trono; se la gemma lo incatena, allora va tolta la gemma. Pelle Pinta risale in volo e si dirige verso la pietra con determinazione. Raiden si muove verso il trono e colpisce uno dei quattro basamenti, percependo l’acqua che sale sempre più rapida; il bastone batte la pietra, la fa crepare e l’aria diventa all’improvviso più fredda, come se qualcuno avesse spalancato una porta sull’inverno.
Kenan crivella Kreelot di proiettili, Adam entra in metà oscura e gli scaglia un affondo mentale fino a fargli sanguinare le orecchie, ma Kreelot non cede: continua ad assalire Heryck e Fulvius, seminando dolore e corallo magico. Poi arriva l’attimo che taglia la battaglia in due. Tristana scaglia due frecce con precisione mortale, le pianta alla gola e Kreelot cade in un lago di sangue, morente. Heryck colpisce il trono e incrina una roccia di supporto; Pelle Pinta, sopra lo schienale, posa le dita sulla gemma di Theryon.
La magia entra in lei come un’onda che non chiede permesso. I tatuaggi si accendono di luce accecante, e mentre lei si gira dicendo “Padre, questo non sei tu, devi liberarti dal trono!” lei guarda indietro e vede il padre a terra morente. La magia che scorre in lei amplifica i suoi sentimenti di vendetta ed i suoi occhi diventano completamente bianchi mentre assorbe l’energia. Una lacrima cristallizzata scende sulla guancia, poi tutto esplode: un’onda di fulmine investe l’arena e ferisce tutti. La sua voce si raddoppia, la sua presenza diventa qualcosa di più grande e più freddo, e la vendetta prende forma. Tristana resta paralizzata da un gesto arcano; Moto si avvolge attorno a Pathapios e lo minaccia come un cappio pronto a spezzarlo.
La stregona domina il padre con la magia, e intima al chierico di curarlo, altrimenti ucciderà tutti, senza pietà.
È allora che Raiden vedendo la scena compie un atto disperato: si siede sul trono. La magia lo attraversa come una corrente brutale e amplifica desideri che non dormono mai, vendetta e potere, bisogno di proteggere e bisogno di dominare. La gemma risponde, convoglia energia su di lui; Raiden si illumina di blu celeste acceso e urla di dolore. Il bastone si incastra perfettamente nel trono, assorbe parte del potere e diventa glaciale. Raiden desidera di essere più forte per proteggere il mare, e la magia sembra ascoltare.
Kenan vede che Raiden sta distraendo Pelle Pinta, togliendogli potere, ma questa magia sta prendendo anche il controllo sul loro capitano.
Disperato, spara alla pietra con colpi precisi, crepandola e danneggiandola.
L’energia scoppia, rompe rocce posteriori e il trono crolla all’indietro. Un’esplosione di freddo travolge l’arena e ferisce gravemente più membri del gruppo.
Per un istante Kreelot non è più un padre morente, ma un manichino mosso dai fili della magia residua: si avvicina al trono e tenta di sostenerlo con quattro braccia, come se l’istinto gli imponesse di salvare ciò che lo uccide. Heryck cerca con tutte le sue forze di ribaltare il trono, rimanendo con le mani schiacciate. Tristana, liberato dalla paralisi, sente un’affinità improvvisa con la pietra; col rampino si porta sopra di essa e cerca di toglierla dall’incavo del trono. Toccandola ascolta voci e desideri, di Kreelot, di Pelle Pinta e perfino di Raiden.
Esprime anche lui il desiderio di solcare i mari e trovare il suo vero potere, e un’onda risponde: la pietra si solleva, viene rimossa dall’incastro, e nello stesso momento Raiden e Pelle Pinta tornano in sé, come se l’acqua gelida in testa si ritirasse. Kreelot, ormai senza quel sostegno innaturale, perde la magia e resta davvero morente.
Heryck, con l’aiuto di Kreelot, spinge con tutta la sua forza il trono, ribaltando il trono e lo lascia precipitare verso le profondità. Raiden decide di restare in piedi mentre affonda, deciso a distruggerlo sul fondo, e stringe il bastone glaciale, pronto a colpire all’impatto. Intanto Adam, crollato a terra per i danni della pietra, viene preso sotto controllo dalla sua metà oscura e tenta di aggredire Pathapios, ma il medaglione di platino delle profondità al collo di Pathapios si illumina, gli dona forza momentanea che lo riporta in piedi. Pathapios attiva il sigillo, tocca Adam e disperde completamente la metà oscura, facendolo crollare esanime; poi lo tiene in vita con una pozione.
Il trono sta affondando inesorabilmente fino a che si incastra in una stanza circolare scavata nella pietra sotto il buco, come se quello fosse il suo posto da sempre. Raiden lì colpisce con il bastone e lo crepa; Kreelot, spinto dagli ultimi spasmi della magia, raggiunge Raiden e pianta il tridente nel trono, e il corallo cresce dentro la ferita come un’ultima maledizione.
Tristana intanto vede la pietra perdere conseguentemente magia, lentamente e inesorabilmente.
Cerca di entrarvi in sintonia, ma non riesce. La Pietra sta perdendo energia, e sta per distruggersi.
In un gesto disperato, beve il liquido magico che cola dalla pietra danneggiata, cercando di fermare l’emorragia con la sua bocca: dal suo corpo esplodono stalattiti di sangue, la crepa si sigilla con ghiaccio insanguinato.
Per poco non ci muore, ma si salva al pelo, diventando resistente al gelo estremo ma diventando anche vulnerabile al fuoco.
Raiden e Kreelot colpiscono il trono con tutta la loro forza. Il suono è un rintocco profondo, ed il trono cede, distrutto, spaccato a metà. Una potenza d’urto solleva il mare fino alla cima della grotta, pareti d’acqua impossibili si innalzano, e poi il mare si placa. Il gruppo viene risucchiato e travolto, ma senza danni irreparabili. Sul fondo, il trono non esiste più: il mare si placa, calmo, come se il respiro avesse finalmente trovato pace. Il trono esplode in un lampo di energia glaciale tanto da uccidere Kreelot, e lasciare Raiden morente. Pathapios e Kenan scendono nel buco ormai privo d’acqua e Raiden viene curato e stabilizzato. Subito dopo vengono curati anche Ful e Tristana che ormai ha la pelle più bianca, quasi cristallizzata, come se l’inverno le abbia messo radici sotto la carne.
Pelle Pinta scende e si getta sul corpo del padre, piangendo.
Con l’aiuto di Pathapios, Raiden ed Heryck, il corpo di Kreelot viene riportato in superficie. Lì, sotto ciò che resta del trono, il gruppo scopre una stanza nascosta e due forzieri: uno di ferro decorato con teschi e uno di pietra con l’immagine di un demone marino, sigillato con piombo. Pelle Pinta rivela che il forziere di legno e ferro custodisce il tesoro del Capitano Wolfe e che quello di pietra è stato sigillato anni prima del regno di suo padre, quando era ancora giovane, senza sapere cosa contenga.
Aprono il forziere di legno e ferro con una chiave che Pelle Pinta consegna da un suo tatuaggio, e l’oggetto si uno scrigno di un capitano, ovvero una super borsa conservante gigantesca.
Sete, pellicce, spezie, oro grezzo, minerali d’argento, un valore che si misura in quaranta mila monete d’oro, e dentro anche reliquie più rare: la polena di una nave chiamata “Le Ossa di Besmara”, due piume ventaglio, un paio di pantofole del ragno, una corona in platino delle profondità con motivi sottomarini, e uno stocco intatto in una teca, il Pungiglione Marino. Identificano i doni uno a uno: le pantofole permettono di camminare su pareti e soffitti, lo stocco indebolisce chi colpisce ed è feroce contro creature acquatiche, le piume possono generare venti capaci di spingere una nave ma si consumano, il forziere stesso può aumentare la capacità di stiva, la polena può maledire navi nemiche e proteggere il capitano che la porta, e la corona, pur non magica, resta un pezzo rubato al popolo del mare.
Quando il frastuono dell’impresa si spegne, resta la scelta successiva. Il forziere di pietra sigillato attende, carico di una forte aura di invocazione e necromanzia. Si riparte la settimana prossima da qui!