Davanti al Trono delle Maree
La Matrona cieca, il trono e la storia dei sahuagin portano finalmente la ciurma davanti a Kreelot. Ogni trattativa fallisce: il patriarca impugna il tridente e sceglie la battaglia.
Il gruppo entra nella piccola caverna buia, trovata in precedenza.
La stanza, di circa diciotto metri di diametro, mostra segni evidenti di essere stata sommersa dalle maree in passato, con acqua che sgorga lentamente attraverso fessure nel pavimento. Al fondo della caverna, un'ancora di nave è piantata nel terreno, con una pesante catena avvolta attorno ai resti scheletrici di un capitano pirata. Il cadavere indossa ancora un cappotto consunto e porta al collo un misterioso ciondolo di platino delle profondità che emana un'aura magica straordinariamente potente.
Adam si avvicina al cadavere e nota che il pezzo di platino grezzo in suo possesso vibra violentemente, come attratto magneticamente dal medaglione. Sulla parete è incisa una scritta pendente verso sinistra, già vista, ma il gruppo nota anche che appesa al muro c'è una cintura di cuoio usurata con una pietra nera vulcanica acuminata, che sembra essere stata usata per incidere le parole. Tale pietra è chiaramente uguale alla forma della chiave per aprire la grossa porta del Trono delle Maree.
Ai piedi della pietra a cui è legato il capitano giace una boccetta vuota che brilla di una luminescenza argentea naturale, probabilmente una pozione per respirare sott'acqua consumata molto tempo prima. Kenan fruga nelle tasche del capitano e nel farlo si avvicina al cadavere sentendo strani bisbigli inquietanti che lo scuotono, ma non appena le sue dita sfiorano il metallo freddo del medaglione, i sussurri cessano.
Improvvisamente, la mano scheletrica del capitano si anima e afferra il polso di Kenan con una forza disumana. Il marinaio si solleva dal suo riposo eterno, le catene si aprono magicamente avvolgendosi alle sue braccia e pronuncia con voce cavernosa di “Lasciare stare la chiave”. Un'ondata di terrore soprannaturale si diffonde nella stanza, paralizzando Adam, Tristana ed Heryck, che rimangono immobili per lunghi istanti, incapaci di muoversi mentre il cuore batte all'impazzata. Il marinaio non morto si avvicina a Kenan e, con un gesto orribile, poggia le sue labbra putride sulle sue, ma invece di rubargli l'aria, versa litri d'acqua direttamente nei suoi polmoni.
Kenan cade a terra vomitando acqua incessantemente, non dallo stomaco, ma dai polmoni stessi, incapace di respirare mentre la maledizione delle profondità lo consuma. Il gruppo si lancia all'attacco disperatamente mentre il loro compagno lotta per la vita. Kenan scaglia colpi infuocati contro il marinaio, ma le fiamme si spengono immediatamente a contatto con l'acqua evocata dal nemico. Fulvius carica con la sua spada, notando con sgomento che i suoi colpi sembrano meno efficaci del previsto contro quella creatura innaturale. Raiden attacca col suo bastone, infliggendo danni da freddo e contundenti, ma anche questi elementi sembrano avere scarso effetto, soprattutto quelli da freddo.
Il marinaio contrattacca con la sua catena, colpendo Fulvius e poi afferrando Raiden, trascinandolo davanti ai suoi compagni e bloccandolo in una morsa d'acciaio. Con movimenti metodici e terrificanti, il non morto bacia anche Fulvius, riempiendo i suoi polmoni d'acqua e condannandolo alla stessa agonia di Kenan. Raiden riesce a liberarsi trasformandosi in forma gassosa, scivolando via dalla presa della catena come nebbia. Nel frattempo, Pathapios tenta disperatamente di curare i compagni che stanno annegando, ma capisce che per farlo deve interrompere la maledizione con un incantesimo non preparato. Capisce che l’unico modo per impedire l’annegamento dei compagni è uccidere l’antico capitano.
Dopo un po’ di guarigioni con l’incanalare, Pathapios decide di infliggere danno alla creatura ma quando invoca energia positiva per ferirlo, il medaglione del marinaio si illumina e assorbe tutta la magia, riflettendola come energia negativa che danneggia tutti i presenti invece di curarli.
Mentre il combattimento infuria, il marinaio cinge con le catene anche Pathapios che vedendo sul medaglione parte del glifo ornamentale di Thalassor, il regno dei tritoni, lo sfida a parole con le poche informazioni prese da Adam e dai suoi ricordi.
Così Ildemar penetra nei pensieri di Pathapios leggendogli la mente, e mostrandogli visioni del passato. Vede il capitano Ildemar che gestisce allegramente la sua ciurma, compiendo razzie e saccheggi, per poi ritirarsi nella sua cabina dove accarezza il medaglione che ha al collo come un tesoro prezioso. Nelle visioni, il capitano scrive nel suo diario, incredibilmente simile al diario di Paolo, le parole “Mio signore oscuro, cosa vuoi che faccia?”
Egli riceve in risposta una scritta gigantesca in una grafia non sua: LIBERAMI.
È chiaro che Ildemar è stato legato all'abominio, proprio come Adam, e che il medaglione, come il diario, ha un ruolo cruciale in quella connessione maledetta.
Il diario di Adam comincia a vibrare violentemente nella sua conchiglia, attratto magneticamente dal medaglione. L'occhio del marinaio si illumina di luce blu mentre pronuncia “il mio diario” e tenta di strapparlo ad Adam. Fortunatamente finisce la paralisi e Adam lotta per mantenere il possesso del diario, entrando in metà oscura, e affondando mentalmente il non morto, dicendo che ora il diario è suo, e non ha più pretese su di esso.
Il capitano usa le catene per rubare il diario, ma Adam resiste.
La sua metà oscura si diffonde come macchia d'olio sul corpo del marinaio attraverso le catene, avvolgendolo completamente nell'oscurità. Ma il medaglione al collo si illumina di una luce cristallina accecante e dissipa completamente la metà oscura sia da Adam che dal non morto, lasciando entrambi esausti.
Approfittando di quel momento, Adam richiama nuovamente la sua metà oscura e sferra un colpo devastante. La testa di Ildemar si comprime come una lattina schiacciata da una mano possente, poi esplode in una pioggia di frammenti ossei e materia cerebrale putrefatta piena d'acqua. Il corpo del marinaio cade in ginocchio, sorretto solo dalle catene, prima di polverizzarsi completamente lasciando solo vestiti consunti, cenere e il medaglione che si spegne lasciando una debole impronta di luce. Immediatamente, tutti coloro che stanno annegando tornano a respirare normalmente, liberati dalla maledizione.
Il gruppo esamina il medaglione recuperato e scopre le sue straordinarie proprietà. È un terzo di un cerchio perfettamente levigato, con glifi che formano il disegno di una barriera corallina, simbolo di Thalassor, un'antica civiltà sottomarina.
Quando Tristana tenta di rilevarne la magia, rimane accecata temporaneamente dall'aura più potente che abbia mai incontrato. Il medaglione è un sigillo arcano incompleto con un immenso potere, capace di rompere un sigillo di decimo livello e di convertire l'energia positiva in negativa e viceversa. Adam percepisce che il medaglione può inibire completamente i suoi poteri legati alla metà oscura e può servire a contenere l'influenza dell'abominio sulla sua mente, mentre il suo diario vibra infastidito dalla presenza dell'oggetto.
Dopo aver recuperato anche gemme preziose dal cadavere del capitano, valutate 15 migliaia di monete d'oro, il gruppo si dirige verso la porta gigante di pietra. Inserendo la chiave di pietra nera vulcanica nei cinque buchi, la porta comincia a tremare e si apre magicamente, rigettando la chiave. Oltre la soglia trovano tende di alghe dorate che nascondono una vasta grotta sottomarina. Camminano su una passerella sopra un fossato dove il mare vortica violentemente ai lati, schizzi d'acqua come onde di mareggiata li bagnano mentre avanzano. Scostando le tende, vedono una pedana rialzata di cinque gradini con un imponente trono di pietra alto quasi tre metri, coperto di rune illuminate di blu.
Sul trono siede un Sahuagin con quattro braccia, in trance con gli occhi completamente bianchi, che stringe un tridente rosso corallo. Sopra la sua testa, incastonata nello schienale del trono, brilla la Pietra magica. Kreelot esce dalla trance e si rivolge al gruppo con voce risonante: la loro sconfitta li porta lì e la sua vittoria gli impone, come sovrano delle maree, di accogliere il loro concilio. Riconosce Kenan come il vicecapitano e chiede come siano giunti così velocemente, affermando che neanche un Sahuagin può navigare a tale velocità.
Si accende un intenso dibattito filosofico sulla libertà del mare. Fulvius risponde che la magia non risponde solo a Kreelot e che il mare deve essere libero, non sottomesso. Pahtapios e Raiden lo accusano di crudeltà e di rompere l’equilibrio ma Kreelot difende le sue azioni paragonando il rapporto tra mare e superficie a quello tra predatore e preda, citando pesci cane, balene e orche. Raiden lo accusa di cercare solo potere, ricordando le atrocità commesse contro i Locathan tenuti in cattività. Kreelot rivela di aver sentito la chiamata del mare quando sua figlia ha aperto la porta, sentendo le urla del trono che chiedono di liberare il mare. Tanto che lui stesso ha riportto in superfice questo trono.
Poi menziona Shutara, madre di Raiden, dicendo che lei si è immolata per contenere la minaccia della morte rossa, un drago rosso gigantesco, e che lei sosteneva i Sahuagin, usando questa cosa come argomento per dimostrare di essere nel giusto.
Fulvius e Raiden sfidano Kreelot affermando che non sta liberando il mare ma lo sta governando, esortandolo a distruggere il trono per concedere vera libertà. Alle sue parole, Kreelot si ricompone e i suoi occhi tornano normali, mostrando confusione mentre dice che non vuole schiavitù. Sua figlia Pellepinta appare dall’alto, chiedendo preoccupata se stia bene e supplicandolo di scendere dal trono, dicendo che stava meglio quando il trono era nelle profondità, perso e dimenticato. Ma il trono si illumina di una luce fortissima, la Sfera di Theryon sembra spegnersi come se venisse assorbita tantissima magia, e gli occhi di Kreelot tornano bianchi. Grida che la figlia è lurida e insolente e che loro sono stati scelti dal mare, proclamandosi primo servo e schiavo del mare, facendo salire l'acqua vertiginosamente. Offre un'ultima possibilità a Kenan: andare in ogni porto a diffondere il messaggio che Kreelot inghiottirà tutte le città emerse se non si saranno piegate al regno subacqueo, e poi donare un erede a lui e sua figlia per regnare con lei.
Kenan rifiuta.
Poi chiede a Raiden di inginocchiarsi e servirlo in quanto Ondine, legato al mare.
Ma anche il capitano rifiuta.
Alzandosi dal trono e brandendo il suo tridente, Kreelot è pronto a combattere ed il gruppo si prepara per lo scontro finale che deciderà il destino del mare.