La baia di Osso di Balena
Nebbia, pioggia e una campana maledetta conducono la nave in una baia fuori dalle rotte. La ciurma affronta il capitano non morto Osso di Balena e ne spezza il dominio sul silenzio del mare.
Giunto nel cuore dei ceppi con l’uso della Clessidra, il gruppo naviga attraverso una giornata fredda e piovosa, con nebbia che si alza dalle coste e nuvole basse che oscurano l'orizzonte. Nonostante il tempo inclemente, il primo giorno di viaggio trascorre in relativa tranquillità, con solo alcune navi mercantili e lance di pattuglia avvistate in lontananza. La pioggia leggera e la nebbia permettono al gruppo di evitare incontri indesiderati mentre proseguono la loro rotta attraverso il Mare dei Ceppi.
Quando giunge la sera, la pioggia cessa e la luna piena illumina il cielo stellato. È in quel momento che Pellepinta comincia a mostrare segni di disagio, grattandosi costantemente la schiena con crescente intensità. Quando scopre la schiena, la mappa tatuata sulla sua pelle si illumina di una luce lunare argentea, rivelando dettagli nascosti e un enigma criptico che non è mai stato visibile prima. Le parole brillano sulla sua schiena:
*“Nell'abbraccio della Baia Blu inizia alla fonda.*
*Mira il dente prezioso della Signora della Tomba.*
*Dopo il primo bacio del Fior dell'Alba*
*Del capitano scala l'occhio ribelle*
*e il tesoro del vecchio re rivedrà le stelle.”*
Il gruppo si riunisce attorno a Pellepinta, studiando attentamente l'enigma rivelato. Pathapios, con la sua conoscenza delle divinità, identifica rapidamente alcuni riferimenti: la Signora della Tomba è Pharasma, dea della morte, mentre Raiden ricorda che il Fior dell'Alba si riferisce a Sarenrae, dea del sole, indicando forse il primo bacio di luce.
Kenan, attingendo ai ricordi della sua gioventù ricorda quando Morgans gli raccontava le leggende dei mari, e riconosce l'Occhio Ribelle come un dettaglio di Wolfe, il pirata leggendario che perse l'occhio destro in combattimento ma che possedeva comunque una mira infallibile capace di colpire bersagli a duecento metri di distanza. Il Tesoro del Vecchio Re sembra riferirsi al Re Uragano, famoso per la sua folta barba, in un antico detto che suggerisce che il suo tesoro più prezioso sia nascosto sotto di essa.
Il giorno seguente, mentre continuano la navigazione, avvistano all'orizzonte una grande nave mercantile con una bandiera bianca decorata da una cornucopia dorata traboccante di monete. La nave è scortata da due caravelle più piccole ma ben armate, che portano le temute bandiere rosso-nere del Cheliax. Raiden invia degli uccelli in ricognizione e quando tornano portano notizie preoccupanti: le due navi di scorta trasportano venti fanti, dieci moschettieri, e quattro maghi rossi, oltre a 6 cannoni per nave e 4 baliste. Dopo una breve discussione, il gruppo decide all'unanimità che affrontare una tale forza sarebbe stato un suicidio. Seguendo il consiglio del navigatore Immanuel, eseguono una manovra evasiva che allunga la loro rotta di un'ora ma permette alle navi Cheliaxiane di passare oltre senza incrociarle.
Verso sera, giungono in vista di un isolotto isolato che presenta una configurazione familiare: una grande capanna con una campana piantata nella sabbia. Raiden invia nuovamente i suoi uccelli in avanscoperta, e quando tornano portano notizie inquietanti di budella, sangue e carneficina. Scendendo sull'isola, il gruppo viene accolto da un tanfo nauseante di pesce marcio che emana dalla capanna. All'interno trovano una scena di massacro: una dozzina di cadaveri di uomini-pesce giacciono squartati sulle loro brande, i crani fracassati da colpi di martello e i corpi eviscerati da spade. Sulle pareti di bambù è scritto un messaggio in varie lingue:
“Questo è un luogo per gli amici della rivoluzione. I seguaci di Atlas possono mangiare e bere in attesa della venuta della grande nave. Suonate la campana e verremo a prendervi.”
La campana stessa è stata divelta e il suo battente è scomparso.
Tra i cadaveri, il gruppo scopre un uomo-pesce vestito in modo ornamentale con una giubba cerimoniale e ossa al collo, chiaramente un leader spirituale o un chierico di Gozreh. Nel suo petto è conficcato un pugnale di platino delle profondità, di colore nero venato di blu, che sembra essere stato usato per un colpo di grazia rituale. Le impronte sulla sabbia rivelano che gli attaccanti sono umani con stivali, e i segni sulla spiaggia indicano che una grande nave ha attraccato lì. Non sembra esserci stato alcun saccheggio, suggerendo che l'attacco sia stato una rappresaglia mirata piuttosto che un'incursione per bottino.
Il gruppo decide di usare la magia per interrogare il chierico morto. Dopo dieci minuti di concentrazione, Pathapios casta parlare coi morti ed il cadavere viene rianimato magicamente con gli occhi illuminati da una luce soprannaturale mentre l'acqua e il sangue si mescolano nella sua gola aperta. Terrorizzato ma costretto a rispondere, il chierico rivela che è stato ucciso da Darimar, un umano seguace diretto del Signore delle Burrasche. Darimar è un pezzo da otto ed un druido del mare che ha attaccato l'avamposto perché i suoi abitanti erano seguaci della rivoluzione di Atlas. Il chierico spiega che suonare la campana avrebbe portato Atlas a mandare qualcuno a prelevarli, per portarli nel suo regno sottomarino diventando parte del popolo della Grande rivoluzione del Mare.
Il cadavere torna morto e il gruppo decide di muoversi ed allontanarsi da lì.
Dopo due giorni di navigazione dal punto del teletrasporto, il gruppo raggiunge finalmente la Baia della Forca, un arcipelago a forma di U che corrisponde perfettamente alla mappa sulla schiena di Pellepinta. Le isole sono caratterizzate da alte scogliere rocciose che variano dai sei ai venti metri, coperte da una fitta vegetazione brulla. Esplorando trovano una baia speciale: l'acqua all'interno della baia principale è di un profondo colore indaco, quasi innaturale rispetto al turchese del mare circostante. La caratteristica più impressionante è un'enorme insenatura circolare, almeno dieci volte più grande delle altre grotte, dove gli alberi della giungla protendono i loro rami formando un tetto intrecciato di liane a venti-trenta metri sopra l'acqua, creando un'atmosfera simile a una caverna naturale.
Il gruppo manovra cautamente la nave all'interno della conca circolare, ancorandosi a metà della caverna naturale. Mentre si preparano a scendere con la scialuppa per esplorare, notano movimenti sospetti tra la vegetazione sopra di loro. Improvvisamente, scoprono che il timone della nave è stato sabotato da creature umanoidi a cavallo di squali che si allontanano rapidamente. Prima che possano reagire, le corde della scialuppa si bloccano, trattenute da rampicanti che scendono dall'alto. Il groviglio di liane sopra di loro si raggomitola formando una massa pericolosa, e da essa emerge una creatura mostruosa: una Canopia, un'enorme entità vegetale con fauci simili a un becco e numerosi viticci nodosi che sferzano l'aria minacciosamente.
La battaglia che segue è feroce e disperata. La Canopia attacca con i suoi viticci, afferrando Fulvius, Tristana e Pathapios, mentre il suo becco morde Heryck con forza devastante. I viticci non solo stringono le loro vittime, ma aprono pori pieni di piccoli denti simili a quelli di un polipo, risucchiando la loro forza vitale. I proiettili di Kenan sembrano fare poco danno, poiché la vegetazione si rigenera rapidamente. Raiden scopre che il suo soffio acido può sciogliere le liane, mentre Adam lancia incantesimi per indebolire la creatura e creare copie illusorie di sé stesso per confondere i suoi attacchi. Pathapios tenta ripetutamente di lanciare incantesimi curativi ma la stretta dei viticci gli impedisce di concentrarsi adeguatamente.
Il punto di svolta arriva quando Raiden lancia un'ampolla alchemica che esplode con un'ondata di freddo ed elettricità. Mentre la creatura è immune all'elettricità, il gelo congela le sue estremità facendola urlare di dolore e liberando temporaneamente i viticci. Laceratura è debole al freddo, e questo ne impedisce la rigenerazione, in più grazie a Fulvius e l’ascia di Heryck, il gruppo scopre anche che le armi taglienti sembrino particolarmente efficaci nel tagliare le liane, molto più dei proiettili (GRAZIE AL CAZZO).
Ma è Tristana a infliggere il colpo più devastante: dopo essersi liberata dalle liane, per casualità evoca un raggio di gelo puro che colpisce la Canopia in pieno, bloccando completamente la sua rigenerazione e infliggendo danni massicci alla sua struttura vegetale. La creatura comincia a vacillare, le sue liane perdendo vigore mentre il gruppo continua ad attaccare con rinnovata determinazione.
Infine, quando Pathapios riesce a evocare un'arma spirituale manifestata come una farfalla gigante che colpisce la creatura, la Canopia emette un ultimo urlo di dolore. Gravemente ferita e sofferente per il gelo che ha congelato le sue estremità, la mostruosa entità vegetale si ritira nelle liane soprastanti, disperdendosi e perdendo la sua forma coesa. I singoli viticci si ritraggono rapidamente nella vegetazione circostante, spaventati e sconfitti. Il gruppo rimane sulla nave danneggiata, esausto ma vittorioso, mentre il silenzio torna a riempire la misteriosa baia, rotto solo dal suono dell'acqua che lambisce dolcemente lo scafo.