Capitolo VI
Piedi Nudi
Tristana
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Tristana riconobbe Grok prima di riconoscere lei.
Il quartiermastro aspettava accanto a una bitta, con le braccia conserte e il peso appoggiato su una gamba. Alle sue spalle, due marinai tenevano una lancia contro il pontile. Uno continuava a correggerne la posizione con il remo, benché l’acqua fosse quasi ferma.
La donna al centro del drappello aveva una benda sull’occhio.
Tristana rallentò. Kenan, che camminava al suo fianco, fece ancora un passo prima di accorgersene.
Dal Secchio della Sirena arrivò il rumore di qualcosa rovesciato, seguito da una protesta. Stavano ancora sistemando i danni della rissa. Tristana aveva una scheggia nel palmo sinistro; aveva provato a estrarla con i denti, senza riuscirci, e adesso il legno premeva sotto la pelle ogni volta che chiudeva la mano.
La donna si voltò verso di loro.
Le lentiggini erano rimaste.
Fu quello a farle male: trovarle ancora lì, sul naso e sotto l’occhio sano, dove le ricordava. La cicatrice scendeva dall’orlo della benda e tirava appena la guancia. Era guarita male, o in fretta. Tristana non ne sapeva abbastanza per distinguere le due cose.
«Sammy.»
L’altra abbassò per un istante il mento.
«Ti sei fatta aspettare.»
Aveva la stessa voce. Più bassa, forse, ma poteva essere soltanto il modo in cui parlava, attenta a non farsi sentire oltre il loro piccolo tratto di pontile.
Tristana avrebbe voluto abbracciarla. L’impulso fu così semplice e improvviso che dovette fermarsi per non assecondarlo.
Grok osservava. Anche gli uomini della lancia osservavano.
«Ci hanno detto che eri tu a comandare.»
«Narvalo parla troppo.»
«Quando gli conviene,» intervenne il nano.
Se ne stava seduto su una cassa poco distante, il martello tra le ginocchia. Sollevò una mano in un saluto che nessuno ricambiò subito.
Sammy guardò oltre la spalla di Tristana, contando gli altri. Raiden era rimasto mezzo passo avanti al gruppo. Adam teneva le mani in vista; dopo la serata alla locanda, quel riguardo sembrò a Tristana quasi offensivo.
«Ci siamo tutti,» disse.
«Lo vedo.»
Gli occhi di Sammy si fermarono su Pathapios, poi tornarono a lei.
Un’onda urtò i pali. Dalla lancia venne il cigolio breve di uno scalmo.
«Dobbiamo parlare di Harrigan.»
Tristana si era preparata a quel nome durante tutto il tragitto. Sentirlo dalla sua bocca fu diverso.
«Ti manda lui?»
«Se mi avesse mandata lui, non saremmo qui a parlare.»
Grok spostò il peso. La fibbia della sua cintura prese la luce di una lanterna.
Sammy attese che tornasse immobile.
«Barnabas sa delle prove. Saprà della vittoria e saprà che siete qui. Metà porto vi ha visti entrare e l’altra metà vi ha offerto da bere. Non posso nascondergli niente.»
«Però puoi fare rapporto,» disse Kenan.
Tristana gli lanciò uno sguardo. Lui non lo raccolse.
«Devo fare rapporto,» rispose Sammy.
Heryck lasciò uscire un fiato dal naso.
«Allora risparmiati il disturbo di dircelo.»
Sammy lo guardò senza rispondere. Tristana ricordava una ragazza che avrebbe trovato una battuta, magari cattiva, e avrebbe riso prima degli altri. Ora attese soltanto che il mezzorco avesse finito.
«Vi voleva morti prima delle prove. Adesso ha anche paura che diventiate abbastanza importanti da rendergli difficile ammazzarvi.»
«Può sempre venire a congratularsi,» disse Adam.
«Tu credi che stia scherzando.»
«No.»
La risposta, priva di sorriso, lasciò un piccolo vuoto.
Sammy si passò il pollice sotto la cintura.
«Non vi perdona la fuga. Plugg potevate anche ucciderlo. Forse avrebbe trovato il modo di farsene una ragione. Ma avreste dovuto riportargli la nave.»
Tristana rise. Le uscì un suono breve, spiacevole.
«Per chiedergli un altro incarico?»
«Per chiedergli il posto di quelli che avevate ammazzato.»
Dietro di lei qualcuno si mosse. Il pontile scricchiolò.
Tristana ricordò il ponte della Promessa d’Uomo dopo lo scontro: i corpi da spostare, i feriti, nessuno che sapesse bene che cosa fare adesso che potevano deciderlo. Avevano conquistato una nave e per un po’ erano rimasti lì, aspettando un ordine.
L’idea che Harrigan avesse potuto immaginarli di ritorno, ansiosi di servirlo meglio, le fece venire voglia di sputare.
«Non ci conosceva affatto.»
«Gli basta sapere dove siete.»
Sammy lo disse senza durezza. Quello rese la risposta peggiore.
Raiden intervenne.
«Quanto tempo abbiamo?»
«Finché restate a Porto Periglio siete protetti. Barnabas non può aprire una caccia qui senza doverne rispondere.»
«E fuori?»
Sammy guardò le navi ormeggiate oltre il pontile.
«Fuori dovrete essere pronti.»
Tristana cercò il suo viso. Durante la rissa aveva inseguito un uomo invisibile in un corridoio pieno di fumo, e le era sembrato meno difficile che capire dove Sammy volesse arrivare.
«Quante navi?» chiese Kenan.
«Non lo so.»
«Quante ne comandi tu?»
Questa volta Sammy esitò.
Grok sollevò il mento.
«Capitana.»
Era un richiamo, non una risposta. Sammy non si voltò.
«Comando la prima flotta.»
Tristana aveva già sentito quelle parole da Narvalo. Aveva pensato a un’esagerazione, a uno di quei titoli con cui Harrigan poteva comprare la fedeltà di qualcuno senza spendere una moneta.
«Tu?»
Se ne pentì appena vide l’espressione dell’altra.
«Io.»
«Non intendevo—»
«Lo so.»
Sammy le lasciò la possibilità di crederle.
Tristana guardò la benda. Aveva cercato di evitarlo, fino a quel momento.
«Che cosa ti è successo?»
«Sono stata oltre l’arcipelago di Dahak.»
«Ti ho chiesto che cosa ti è successo.»
Sammy toccò il bordo della benda, sistemandolo di una frazione.
«Ho imparato il mestiere.»
Narvalo abbassò lo sguardo sul martello. Grok continuava a fissare Tristana, come se la domanda avesse riguardato lui.
Le venne in mente l’Assenzio durante la tempesta. Una cima che sbatteva contro l’albero, la pioggia tanto fitta da nascondere la prua. Il punto in cui Sammy era sparita tra le onde.
Tristana ricordava soprattutto di non essere riuscita a vederla. Si era gettata e per qualche istante aveva trovato soltanto acqua, vestiti pesanti, il proprio fiato che finiva. Il resto lo avevano raccontato dopo, quando Raiden le aveva tirate fuori entrambe.
Aveva creduto che salvarla significasse qualcosa di definitivo.
«Potevi cercarci.»
Sammy si inumidì le labbra.
«Dove?»
Tristana aprì la bocca.
Non aveva una risposta che non somigliasse a una scusa. C’erano stati porti, isole, settimane in cui neppure loro avrebbero saputo dire dove si trovassero. C’era stato il tempo perduto con la clessidra. C’erano state tante cose che Sammy non sapeva.
«Hai trovato il modo adesso.»
«Adesso tutti sanno dove siete.»
Grok si staccò dalla bitta.
«Gli hai dato l’avvertimento.»
«Non ho finito.»
«Hanno capito.»
Sammy girò appena la testa.
«Torna al tuo posto.»
Il quartiermastro la guardò a lungo. Tristana vide la mascella contrarsi, poi Grok tornò contro la bitta.
Nessuno parlò finché il legno non smise di lamentarsi sotto il suo peso.
Pathapios si schiarì la voce.
«Se entrassimo al servizio di uno dei Pezzi da Otto?»
Sammy sembrò quasi sollevata dalla domanda.
«Sarebbe più difficile colpirvi. Dovrebbe fare i conti con qualcuno che può rispondergli.»
«Quindi ci consigli di trovarci un padrone migliore,» disse Heryck.
«Vi consiglio di restare vivi.»
«Siamo già stati sulla sua nave.»
«Anch’io.»
Heryck tacque.
Tristana osservò la mano di Sammy sul fianco. Le unghie erano corte, una spezzata fino alla carne. Sotto la manica si vedeva il segno pallido di una vecchia bruciatura. Piccole cose, quasi rassicuranti, sulle quali era più facile soffermarsi che sulla benda.
Fece un passo verso di lei.
«Vieni con noi.»
Non lo aveva deciso. Le parole erano uscite mentre gli altri stavano ancora pensando a Harrigan.
Sammy rimase immobile.
Grok si raddrizzò di nuovo, ma questa volta non disse niente.
«Abbiamo posto,» continuò Tristana.
Sentì quanto fosse insufficiente appena lo disse. Posto per un’amaca. Una scodella. Un turno di guardia. Le stava offrendo quelle cose davanti agli uomini che lei comandava.
Eppure non riuscì a fermarsi.
«Non devi tornare da lui.»
L’occhio sano di Sammy si spostò verso la lancia. Il marinaio col remo aveva smesso di manovrare e ascoltava con il viso girato.
«Non posso.»
«Puoi salire sulla nostra nave.»
«Tristana.»
Era la prima volta che pronunciava il suo nome da quando erano arrivati.
«Non sono venuta per questo.»
Tristana sentì il caldo salirle alla faccia. Avrebbe preferito una risposta crudele. Avrebbe potuto arrabbiarsi.
«Allora per cosa? Per dirci che ci darai la caccia?»
Sammy non abbassò gli occhi.
«Sì.»
Per qualche istante si udì soltanto l’acqua.
«La mia nave sarà fra quelle che vi cercheranno. Se riceverò quell’ordine, dovrò salpare.»
«E quando ci troverai?»
Sammy inspirò.
Tristana aspettò, con una speranza miserabile che si ostinava a non morire. Bastava poco. Una promessa che non avrebbe sparato, che avrebbe sbagliato rotta, che avrebbe trovato un modo.
«Preparatevi prima che succeda,» disse Sammy.
Tristana distolse lo sguardo.
Sul dorso della propria mano aveva una macchia scura. Sangue della rissa, forse. La strofinò con il pollice senza riuscire a toglierla.
«Scegliete una protezione,» continuò Sammy, rivolta a Raiden. «Avete attirato l’attenzione di gente che può offrirvela. Parlateci. Usate quello che avete ottenuto.»
Raiden annuì piano.
«Terremo conto dell’avvertimento.»
Il tono da capitano le fece quasi bene. Qualcuno poteva ancora trattare quella notte come un problema da risolvere.
Sammy si avvicinò.
Tristana credette che volesse congedarsi da lei e si irrigidì, indecisa se permetterle di toccarla. Ma Sammy guardava Adam. Quando parlò, lo fece tanto piano da costringerli a stringersi.
«C’è un’altra cosa. Il Tessisogni.»
Adam non mosse le mani.
«Pepper?»
Sammy annuì.
«Continua a cercarlo. Barnabas parla di voi quando si arrabbia. Lei ne parla anche quando è calma.»
Tristana dimenticò per un momento la propria vergogna.
«Sa che lo abbiamo noi?»
«Sa da dove cominciare.»
«Che cosa vuole farne?» chiese Raiden.
«Non lo so. Non entro nei suoi alloggi e non le leggo le carte.»
Sammy controllò che Grok fosse rimasto dov’era.
«Ma l’ho sentita parlare abbastanza. Non tornerà indietro perché avete affondato una nave, o due. E se Barnabas deciderà che siete più disturbo di quanto valiate, lei continuerà.»
Adam inclinò appena la testa.
«Perché ce lo dici?»
Sammy lo fissò, stanca.
«Perché avete ancora quella maledetta scatola.»
Era una risposta che non rispondeva. Adam la lasciò passare.
«Nascondetela dove non possa trovarla,» disse Sammy. «Distruggetela, se sapete come. Ma non lasciate che la riprenda.»
Tristana guardò gli altri. Nessuno fece promesse.
Sammy se ne accorse.
Per la prima volta da quando era arrivata sembrò sul punto di perdere la pazienza.
«Mi avete sentita?»
«Ti abbiamo sentita,» disse Raiden.
Lei annuì, ma non apparve rassicurata.
Grok si avvicinò. Questa volta Sammy glielo permise.
«È ora.»
Narvalo si alzò dalla cassa, tirandosi su con una mano. Il marinaio riprese a correggere la posizione della lancia. All’improvviso tutti avevano qualcosa da fare, e Tristana si rese conto che restavano pochi istanti.
«Sammy.»
L’altra si fermò.
Tristana aveva pensato a molte cose mentre la guardava: domande, accuse, il racconto di quello che era successo dopo la loro separazione. Ora non riusciva a sceglierne una.
«Ti fa ancora male?»
Sammy comprese senza bisogno che indicasse la benda.
Portò una mano alla guancia, ma si fermò prima di toccarla.
«Quando cambia il tempo.»
Tristana annuì come se fosse un’informazione utile. Le sarebbe rimasta in testa per giorni, lo sapeva già. Ogni volta che avesse visto arrivare la pioggia.
«Potremmo chiedere a Pathapios di—»
«Non stasera.»
Lo disse con dolcezza, e Tristana dovette guardare altrove.
Sammy le sfiorò il polso.
Un gesto breve, quasi nascosto dal movimento con cui le passò accanto. Tristana avrebbe potuto trattenerla. Le bastava girare la mano e chiudere le dita.
Non lo fece.
Aspettò che Sammy scendesse nella lancia, che Narvalo le passasse il martello, che Grok prendesse posto facendo inclinare lo scafo. Una cima venne sciolta e gettata a bordo.
Quando i remi si immersero, Tristana si accorse che stava ancora aspettando qualcosa.
Sammy sedeva rivolta verso il porto. La luce le arrivava soltanto su metà del viso.
Kenan le si mise accanto.
«Dobbiamo tornare.»
«Lo so.»
Gli altri cominciarono ad avviarsi. Heryck parlava a bassa voce con Raiden; Pathapios ascoltava. Adam rimase ancora un momento, seguendo la lancia con gli occhi, poi tornò anche lui verso la locanda.
Tristana premette il pollice contro la scheggia nel palmo. La punta era emersa appena dalla pelle.
La afferrò con le unghie e tirò.
Il dolore fu piccolo e preciso. Sul palmo restò una goccia di sangue, troppo scura sotto la lanterna.
Quando rialzò gli occhi, la lancia aveva già superato la prima fila di navi. Vide Sammy voltarsi. O credette di vederla: a quella distanza non poteva più distinguere il viso.
Sollevò comunque la mano.
La tenne alzata finché l’imbarcazione scomparve dietro uno scafo, poi raggiunse gli altri.